sabato 10 giugno 2023

Il Comitato 4 Giugno mette d’accordo tutti e tre i candidati alla presidenza del Molise

 


La mattina del 10 giugno si è tenuto a Termoli, presso la Curia vescovile, un incontro pubblico, organizzato dal Comitato 4 Giugno, in cui i tre candidati alla presidenza del Molise sono stati invitati ad esprimersi su un documento degli organizzatori, incentrato sulla produzione in regione di energia eolica e fotovoltaica e sulle ricadute sul territorio, ed a firmare un impegno in sette punti su tali temi. Prima di dare spazio agli interventi dei tre invitati, è necessario qualche cenno sul saluto iniziale del vescovo Gianfranco De Luca e sull’intervento introduttivo di Famiano Crucianelli, che ha riassunto il documento posto in discussione dal Comitato 4 Giugno. Chiuderò con alcuni commenti.

Sull’indirizzo di saluto del “padrone di casa” non ci sarebbe nulla da dire, se non rilevare un’incauta affermazione favorevole al nucleare (ma non in Molise), perché – ha argomentato il presule – si fida della scienza.

Crucianelli ha ricordato l’ineludibilità della transizione ecologica, contro il riscaldamento globale dovuto ai rilasci in atmosfera di CO2. Venendo a questioni locali, ha lamentato l’esorbitante quantità di impianti eolici e fotovoltaici realizzati in Molise su terreni agricoli e l’elevato numero di richieste di nuove concessioni. Tutto ciò in danno di produzioni vitivinicole, olearie e ortofrutticole, oltre che dell’agriturismo, che rappresenterebbero la principale vocazione economica dei nostri territori; pertanto, deve essere sancito il divieto assoluto di realizzare sul suolo impianti eolici e fotovoltaici. Viceversa, deve essere incentivata l’installazione di impianti fotovoltaici sulle coperture degli edifici agricoli. Quanto all’eolico, deve essere realizzato un impianto galleggiante a mare - «solo dopo accurati studi di impatto ambientale, lontano dalla costa e senza contrastare le attività turistiche, di navigazione e della pesca» - «per sostenere, con energia pulita, le esigenze civili e produttive territoriali, a partire dalla Gigafactory di Termoli», anche in termini di riduzione del costo dell’energia elettrica per imprese e famiglie.

Roberto Gravina ha avuto la parola per primo. Egli ha considerato che la transizione ecologica ha molte sfaccettature, ad esempio quella dei trasporti pubblici. Ha ricordato che il Piano energetico ambientale regionale (PEAR) risale al 2017, non è stato dotato dei necessari decreti attuativi, ed ormai può considerarsi superato e da riscrivere. Si è detto favorevole a bandire il fotovoltaico al suolo e ad incentivare quello sulle coperture. È favorevole all’eolico offshore con compensazioni e qui ha fatto l’esempio dei pozzi petroliferi in Basilicata, la cui realizzazione è stata accompagnata da ristori. Concludendo ha affermato che bisogna «chiudere la fase dei no a prescindere.»

La parola è passata a Francesco Roberti. In Molise – ha esordito – abbiamo molte aziende energivore, ad esempio i pastifici. L’eolico offshore è positivo e addirittura crea vantaggi all’ecosistema marino, perché intorno agli aerogeneratori si creano «oasi naturali». Anche lui si è espresso contro il fotovoltaico al suolo, che lo rende sterile. Da ingegnere elettronico – ha precisato – le tecnologie di produzione elettrica realmente verdi sono il geotermico e l’idroelettrico. Il limite dell’elettricità – ha continuato – è che va prodotta e consumata, per non andare perduta. Qui interviene il ruolo dell’idrogeno, come stoccaggio di energia elettrica in eccesso. La questione energetica deve essere affrontata non solo dal lato della produzione, ma anche da quello dei consumi, che vanno ridotti. Roberti ha accennato a Stellantis [che sarà sostituita dalla ACC, ndr], che avrà bisogno di decuplicare i consumi elettrici e quadruplicare quelli idrici. Bene installare pannelli fotovoltaici sulle coperture degli edifici agricoli, con l’aiuto di contributi pubblici. In Molise dovremmo dare maggiore impulso all’idroelettrico, frenato da troppi vincoli. Bisogna anche vigilare su possibili infiltrazioni malavitose nel business dell’energia verde. Infine le tasse: le società di progetto che realizzano impianti insediati in Molise devono avere la sede legale in Molise e pagare qui le tasse.

Terzo oratore Emilio Izzo. Chi si aspettava un intervento “eversivo” è restato deluso. Egli ha rivendicato che da anni lotta contro l’eolico selvaggio, subendo anche minacce personali, ed ha citato il caso di tentativi falliti di installare campi eolici a Sepino ed a Montecilfone. Basta con l’eolico, perché il Molise ha già dato. A seguire, Izzo si è prodotto in un semiserio elogio di Roberti, dichiarando di avere molto apprezzato le sue spiegazioni tecniche e che – se dovesse diventare presidente del Molise – gli chiederebbe di entrare in Giunta, pur essendo di diversa provenienza politica. Tornato alla produzione elettrica da fonti rinnovabili, ha asserito che la prima cosa da definire sono i ristori. Già oggi produciamo più elettricità di quanta consumiamo. Infine, l’eolico galleggiante sarebbe più ecocompatibile, perché le torri non devono essere piantate sul fondale.

Comincio commentando la proposta del Comitato 4 Giugno di divieto assoluto di campi eolici su aree agricole ed invece la loro fattibilità in alto mare, purché – si è detto - non siano impattanti ambientalmente e non confliggano con la pesca, la navigazione e il turismo. La questione non può essere posta in astratto. È arcinoto che è in corso un processo di valutazione del progetto denominato Eolico Offshore Molise (EOM). È in specifico su di esso che bisogna pronunciarsi, senza rifugiarsi in affermazioni generali. Il Comitato 4 Giugno considera o no impattante ambientalmente ed economicamente un campo eolico marino esteso su 295,4 km2, cioè più ampio della somma dei territori di tutti e quattro i comuni rivieraschi del Molise, che ammonta a 261 km2? Inoltre, non è chiaro perché la stessa regola generale – realizzazione del parco eolico previa verifica della compatibilità ambientale, paesaggistica ed economica – applicabile al mare non dovrebbe valere anche sulla terra ferma. Sul suolo si incontrano certamente più vincoli e le situazioni vanno esaminate nello specifico caso per caso, ma non si può escludere in assoluto la coesistenza di impianti eolici e di produzioni agricole (in particolare di seminativi), che nella realtà pratica esiste già da anni anche in Molise. Intorno alle 79 torri eoliche (non centinaia) esistenti in Molise non c’è affatto il deserto, ma campi coltivati.

L’argomento – condiviso da Roberti - che l’eolico sul mare del Molise è necessario principalmente per fornire elettricità verde alla “gigafactory” ACC, per caricare le batterie che saranno prodotte, è del tutto infondato. ACC ha dichiarato che dal 2030, a regime, avrà bisogno annualmente di 40 GWh (gigawattora) di elettricità. Già ora il Molise è in grado di soddisfare di gran lunga tale domanda energetica, in quanto produce annualmente oltre 1.400 GWh di elettricità da rinnovabili, di cui oltre la metà dall’eolico terrestre.

Quanto alla riduzione del costo dell’elettricità per imprese e famiglie, sarebbe stato doveroso informare che, nel caso dell’elettricità da fonti rinnovabili, la legge italiana vieta le compensazioni a favore di regioni e province e quelle meramente patrimoniali a favore dei comuni; in caso di elevato impatto territoriale, sono ammesse misure compensative di carattere ambientale e territoriale, non eccedenti il 3 % del valore dell’elettricità prodotta (DM 10/09/2010, allegato 2, artt. 1 e 2). Non siamo affatto di fronte ad un caso, come quello citato a sproposito da Gravina, riguardante le compensazioni alla Basilicata per i pozzi petroliferi. Le norme si possono cambiare? Certamente. Si stia però attenti a non alimentare facili aspettative.

È estremamente deludente che Gravina abbia stigmatizzato i “noisti” a prescindere, senza chiarire se in tale vituperato novero intenda includere anche coloro che criticano non l’eolico offshore in generale, ma lo specifico progetto EOM, tra i quali si contano molti esponenti del suo stesso partito ed alcuni del PD, suo alleato.

Sempre in tema di eolico offshore, si confonde Roberti quando sostiene che i parchi eolici a mare costituiscono delle riserve marine. La confusione è tra l’offshore su profondità fino a 40-50 metri, dove le torri vengono piantate sui fondali, e quello flottante su profondità maggiori. Nel primo caso (basse profondità) Roberti ha perfettamente ragione, perché la biosfera marina colonizza la parte sommersa delle torri, nel secondo caso (elevate profondità), che è quello del progetto EOM, non è così, perché la sottostruttura galleggiante è soltanto ancorata al fondale.

Venendo alla produzione di idrogeno come sistema di stoccaggio dell’elettricità che la Rete di trasmissione nazionale (RTN) di Terna non riesce a ricevere o a distribuire, Roberti fa di nuovo confusione. il principio da lui enunciato è sacrosanto ed alla relativa tecnica è stato dato il nome “Power to Gas” (P2G); ma nel caso specifico di EOM non si tratta affatto di recuperare la produzione elettrica eccedentaria, che altrimenti andrebbe persa; infatti, si ipotizza di creare nel nucleo industriale di Termoli due impianti con una potenza installata complessiva addirittura di 800 MW (megawatt), che annualmente dovrebbero consumare 2.400 GWh di elettricità e 570 milioni di litri d’acqua dell’acquedotto (quattro volte la capienza del Liscione).

Ha ragione Roberti riguardo alla necessità di vigilare sulla natura degli investitori e del denaro investito nelle rinnovabili; però nuovamente bisogna passare dal generico allo specifico. Il progetto EOM è stato presentato da una società di progetto, Maverick srl, controllata da Green Bridge srl, che insieme hanno un capitale sociale di 12.500 euro, non hanno dipendenti e fanno capo entrambe al sig. R. L., di professione consulente d’impresa. È evidente che R. L. non ha le capacità finanziarie per sostenere un investimento che dovrebbe essere di 5,5 miliardi. Ad aggravare la situazione c’è il fatto che la parte del progetto relativa all’eolico presentata da Maverick srl è copiata di sana pianta dal progetto presentato in precedenza dalla società Iron Solar srl, per un parco offshore flottante nel Basso Adriatico.

Sono di nuovo d’accordo con Roberti, questa volta senza se e senza ma, sul fatto che le società di progetto che investono in Molise devono avere in regione la sede legale e pagare qui le tasse.

Alla fine tutti e tre i candidati alla presidenza del Molise hanno sottoscritto i sette punti proposti dal Comitato 4 Giugno. Non ci si deve meravigliare se alle elezioni il partito maggioritario ed anche in crescita è quello dei non votanti.

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