martedì 22 febbraio 2022

La Giunta Roberti tentenna sul cimitero


La finanza di progetto per il completamento e l’ampliamento, nonché la gestione per 15 anni, del cimitero di Termoli è stata promossa dalla Giunta Sbrocca nel lontano 2 gennaio 2014 (delibera n. 254) e condivisa dalla Giunta Roberti, che ne ha proseguito l’iter, come ha fatto d’altra parte con quasi tutti i procedimenti made in Sbrocca. La finanza di progetto relativa al cimitero – dopo avere seguito un percorso tortuoso, segnato da andirivieni, di cui qui sarebbe troppo lungo dire – sembrava alfine giunta a conclusione il 13 ottobre 2021, con la determina n. 2010 del dirigente del Settore IV (Lavori pubblici – Manutenzioni), che ha rilasciato il nulla osta alla firma del contratto con il promotore, la società cooperativa a responsabilità limitata COSVIM di Potenza.

Sembrava, perché la firma del contratto non è ancora arrivata. Se ne è adontato Mario Orlando –vicesegretario del PD di Termoli, che evidentemente tiene molto alla conclusione di questa finanza di progetto, avviata appunto dal PD, quando Orlando era consigliere comunale – il quale, con un comunicato stampa del 29 gennaio 2022, ha “strigliato” Francesco Roberti, accusandolo di inspiegabile immobilismo. Roberti ha immediatamente replicato che COSVIM non ha ancora consegnato al Comune la documentazione richiesta, senza precisare di che documentazione si tratti, ed ha aggiunto che, per responsabilità del PD che ha dato il via alla finanza di progetto, «i cittadini di Termoli dovranno pagare in futuro un semplice loculo che oggi costa circa 2.300 euro, circa 4.000 euro». Prezzi vicini al vero: attualmente un loculo in colombario per 30 anni costa 2.566 euro, mentre con la finanza di progetto costerà 3.850 euro (+ 50%).

Che la Giunta Roberti si sia messa una mano sulla coscienza e ci stia ripensando? La delibera di Giunta n. 37 del 17 febbraio 2022 suggerisce tutt’altra interpretazione. Dalla delibera si apprende che il 19 novembre 2021 l’amministrazione ha invitato COSVIM ad «effettuare una ricognizione generale sulle opere esistenti nel perimetro dell’attuale cimitero comunale, finalizzata alla definizione dello stato di consistenza attuale». Richiesta non banale, in quanto, dopo otto anni dall’avvio del procedimento, il Comune – spinto dal bisogno impellente di nuove sepolture – ha realizzato 456 nuovi loculi, modificando di fatto la situazione che esisteva quando la proposta di finanza di progetto è stata formulata. È probabilmente questa la documentazione che COSVIM tardava a consegnare, alla quale si riferiva Roberti nella risposta ad Orlando. Il 2 febbraio 2022 l’amministrazione ha sollecitato una risposta da COSVIM entro il 7 febbraio. Finalmente il giorno 8 febbraio COSVIM ha risposto, però, a detta della Giunta, «ha del tutto omesso di fornire i fondamentali dati sulla consistenza aggiornata del cimitero». Andiamo bene!

La delibera di Giunta 37/2022 dice ancora che «con nota prot. n. 8726 in data 10.02.2022 è stato richiesto di acquisire un parere da un professionista esperto in materia di partenariato pubblico-privato circa l’opportunità e la legittimità di procedere alla sottoscrizione della convenzione relativa al progetto di finanza citato in premessa». Da chi sia partita tale richiesta non si dice, ma per competenza dovrebbe trattarsi del dirigente del Settore IV. La richiesta è stata accolta favorevolmente dalla Giunta «per consentire all’amministrazione di poter valutare in maniera compiuta ed approfondita tutta la documentazione inerente il (corrige “al”, ndr) procedimento in argomento, soprattutto dal punto di vista legale ed amministrativo». Ecco un secondo e molto ingombrante macigno sulla strada della firma contrattuale.

Quali potrebbero essere gli impedimenti legali ed amministrativi paventati dalla Giunta? Nell’esposto inviato il 30 novembre 2021 all’ANAC ed alla Sezione Controllo della Corte dei conti di Campobasso, Marcella Stumpo, consigliera comunale di Termoli Bene Comune – Rete della Sinistra, formula tre rilievi. Il primo riguarda il costo di costruzione dei nuovi loculi in colombario, che con la finanza di progetto è superiore del 91% a quello sostenuto dal Comune di Termoli per realizzare i 456 loculi di cui si è detto, costati in media 1.158 euro l’uno. Il secondo chiede come mai il valore della finanza di progetto è restato quello iniziale di 14.498.680 euro, nonostante che 456 loculi siano già stati realizzati a spese del Comune. Sul valore della finanza di progetto è necessario un inciso. Esso è affetto da inspiegabile bradisismo: quando l’intervento è stato inserito per la prima volta nel PTLP (Piano Triennale dei Lavori Pubblici) 2018-2020, il suo ammontare era quello appena detto; nel PTLP 2019-2021 esso è sceso di un milione esatto; nel PTLP 2020-2022 è sceso di un altro milione; nel PTLP 2021-2023 è tornato al valore di partenza; nel PTLP 2022-2024, approvato dalla Giunta il 10 febbraio 2022 (delibera n. 34), il valore è nuovamente sceso di due milioni esatti. Infine il terzo rilievo: al promotore è concesso di incassare il prezzo nuovo anche per la riassegnazione dei loculi venuti a scadenza e non realizzati dal promotore, che nel piano economico finanziario sono stimati in appena 225 unità in 15 anni.

Nell’insieme si tratterebbe di difetti di istruttoria che garantirebbero a COSVIM un ingiustificato sovraprofitto, danneggiando i cittadini che chiedono l’assegnazione delle sepolture. Lascio a chi legge l’incombenza di valutare se i tentennamenti della Giunta Roberti siano ispirati dalla preoccupazione di tutelare principalmente i cittadini, oppure se stessa. 


domenica 20 febbraio 2022

L’eolico a San Martino ed il Bosco Pontoni

 


Dopo avere letto il mio articolo “Vento contrario all’eolico da tutte le direzioni”, pubblicato su questo stesso giornale, un’amica ha obiettato che ne condivide i contenuti generali, ma che il progettato campo eolico a San Martino in Pensilis minaccia il Bosco Pontoni. In effetti, la parola d’ordine dei “tutti” contrari all’insediamento è proprio “salviamo Bosco Pontoni. Ciò mi ha spinto ad analizzare il caso specifico, sulla scorta della Relazione tecnica e della Relazione pedoagronomica del progettato parco eolico in Contrada Bosco Pontoni.

Con una certa sorpresa ho scoperto che, a dispetto della denominazione della contrada, il Bosco Pontoni non può essere salvato, perché non esiste più da tempo. Al suo posto ci sono 7.970 ettari di buona terra, con una superficie agraria utilizzata di 7.611 ettari, di cui 3.151 ettari coltivati a cereali, 713 ettari ad oliveto e 625 ettari a vigneto. Il parco eolico sottrarrebbe all’agricoltura 1,4 ettari, per le piazzole sulle quali collocare le torri, e 1,1 ettari, per la nuova viabilità (2,2 km): una quota irrisoria.

La localizzazione da progetto degli aerogeneratori è quasi sempre su campi coltivati a seminativi avvicendati; fanno eccezione la torre n. 2, che sorgerebbe in un vigneto, e la torre n. 9, prevista in un oliveto. Queste due localizzazioni devono essere modificate, a detta dell’agronomo che ha stilato la Relazione pedoagronomica. Il motivo non sta tanto nella fase operativa degli aerogeneratori, ma in quella di costruzione, in cui – in aggiunta alla piazzola stabile – servono per ogni torre circa 2.400 metri quadri per la piazzola temporanea di montaggio della struttura, con un danno evidente alle colture legnose, che dopo la piantumazione hanno bisogno di anni prima di diventare produttive.

Nel progetto la distanza minima delle torri dalle abitazioni è indicata in 400 metri. Questa distanza andrebbe portata ad un chilometro, che è la distanza oltre la quale non è udibile il rumore generato dall’aerogeneratore in funzione. Per questa ragione andrebbero spostate, se non eliminate, anche la torre n. 3, troppo vicina ad un’abitazione colonica, e la torre n. 10, ubicata in prossimità di un agriturismo.

Con le prescrizioni di cui si è detto, il progettato campo eolico si potrebbe realizzare senza creare particolari problemi all’economia agricola ed agrituristica del luogo e neanche al paesaggio. C’è però un ultimo importantissimo aspetto da chiarire, che riguarda l’identità degli investitori che promuovono l’impianto, sia sotto il profilo della la loro capacità economico-finanziaria, che della natura, legale o illegale, dei capitali da investire. Il progetto è stato presentato dalla società veicolo Wind Energy San Martino srl, che fa capo a Stefano Falconio, legale rappresentante anche della Energy Efficiency Consulting srl, che – si legge nel sito della società – ha al suo attivo realizzazioni eoliche in Albania, e fotovoltaiche in Senegal ed in Sardegna. Dell’affidabilità degli investitori dovrebbero sincerarsi le autorità di pubblica sicurezza.


martedì 15 febbraio 2022

Vento contrario all’eolico da tutte le direzioni


 Ormai non si contano più le dichiarazioni indignate e le istanze al Presidente del Consiglio dei ministri ed all’Assessore regionale all’ambiente, contro la creazione, nel territorio di San Martino in Pensilis, di un parco eolico dotato di 12 aerogeneratori da 4 MW ciascuno, per una potenza installata complessiva di 48 MW. Non è una novità. Negli anni recenti lo stesso film è stato rappresentato riguardo a progetti di parchi eolici a Campomarino (2021), a Santa Croce di Magliano (2020), a Rotello (2019).

Le proteste provengono dagli esponenti politici di tutti i colori, dai nuclearisti come dagli ecologisti, dalle associazioni le più svariate e dagli imprenditori agricoli. Una tale massiccia avversione mi sorprende, perché lo sfruttamento del vento per produrre elettricità è al momento la tecnologia più rispettosa in assoluto dell’ambiente (come cercherò di spiegare) ed è economicamente competitiva (costo dell’energia prodotta 40 €/MWh). Certo, anche l’eolico presenta delle criticità, ma – questa è la seconda cosa che mi sorprende – dai detrattori vengono avanzate critiche infondate ed ignorate critiche che invece sarebbero fondate.

Vengo alla prima e più pesante critica: l’eolico comprometterebbe l’agricoltura, in particolare le produzioni di eccellenza dell’olivo e dell’uva da vino, tipiche del Molise orientale (quello che fino ad un paio di secoli fa faceva parte della Capitanata). Ma quando mai! L’eolico comporta un consumo di suolo irrisorio (600 mq di piazzola intorno ad ogni torre); i cavidotti che trasportano l’elettricità alla cabina di trasformazione sono interrati e seguono per lo più i bordi delle strade interpoderali; il rotore non emette fumi, né liquidi ed anche il rumore è molto contenuto. Il principale vantaggio dell’eolico sono proprio le emissioni zero e la sua perfetta compatibilità con le circostanti produzioni agricole. Chi volesse una conferma “plastica” può visitare uno degli impianti eolici già esistenti dalle nostre parti e verificare che le colture vicine agli aerogeneratori sono esattamente identiche alle altre. Un disturbo dell’attività agricola si ha invece nelle fasi di costruzione e di dismissione degli impianti, che comportano lo stabilimento di cantieri edili, ma si tratta di disagi temporanei e comunque contenibili.

La seconda critica è che l’eolico snaturerebbe il paesaggio e l’identità storico-culturale dei luoghi. Dipende. Dalle nostre parti alla fine del XIX secolo i proprietari terrieri più facoltosi hanno usurpato quasi tutte le terre comunali riservate agli usi civici, che erano coperte di boschi, completamente distrutti per ricavarne terreno coltivabile. Quale paesaggio e quale identità storico-culturale dovremmo preservare? Nelle nostre campagne odierne troviamo svariate installazioni: edifici (case coloniche, magazzini, stalle, silos), tralicci dell’alta tensione, serbatoi dell’acqua, industrie agroalimentari, strade. In questo contesto fortemente antropizzato non mi pare che le pale eoliche disturbino più di tanto. Il ragionamento va rovesciato se parliamo di territori selvaggi o con particolari caratteristiche morfologiche o con la presenza di beni artistici od archeologici, dove l’eolico non può che essere bandito. A ridosso di Altilia non si può certo piazzare una pala eolica (né trattori agricoli dovrebbero percorrere tranquillamente il cardo ed il decumano, come ho visto fare). Neanche si può utilizzare il Gargano, che pure sarebbe molto favorito dal lato della ventosità.

Vengo ora agli aspetti negativi, che stranamente nessuno considera. In primo luogo l’eolico non produce ritorni dal lato dell’occupazione nel territorio dove sono collocati gli aerogeneratori, tranne una modesta e temporanea attività nell’edilizia, durante la costruzione e la dismissione.

In secondo luogo, i ritorni fiscali dovuti all’IMU vanno in gran parte allo Stato e resta poco ai comuni; infatti, la massima aliquota applicabile al valore dell’impianto è l’1,06%, di cui però lo 0,76% va allo Stato e solo il residuo 0,3% al comune dove l’impianto è ubicato. Considerato che il costo di costruzione di un aerogeneratore (incluso il cavidotto e le opere minori) è tra 1,5 e 2 milioni per MW, nel caso del progettato campo eolico a San Martino l’investimento varrebbe almeno 72 milioni e l’IMU ammonterebbe a 763.200 euro l’anno, di cui 547.000 andrebbero allo Stato e solo 216.000 al Comune di San Martino. Né il comune può “rifarsi” pretendendo canoni concessori o compensazioni economiche (TAR Puglia, sent. 737/2018).

In terzo luogo, chi garantisce che, esaurita la vita utile dell’impianto (circa 30 anni), esso venga smantellato e venga ripristinato lo stato dei luoghi, come vuole la legge? Il costo di dismissione è circa l’1,9% di quello di costruzione, dunque circa 1,4 milioni, per restare nell’esempio di San Martino. Per evitare brutte sorprese, occorre pretendere un’adeguata fidejussione o un deposito cauzionale, vincolato alla dismissione.

Infine, l’eolico dipende dalla disponibilità del vento, che è discontinua e non programmabile; tuttavia, se si osserva l’Atlante eolico interattivo d’Italia, si vede che la ventosità media annua è idonea in quasi tutto il Meridione, in Sicilia (specie occidentale), in Sardegna (specie meridionale) e lungo le coste liguri e toscane, dunque su archi di latitudine e di longitudine tanto vasti da garantire che in un dato momento il regime dei venti non sia ovunque il medesimo e in bonaccia.

La Danimarca è il paese che più di tutti ha puntato sull’eolico: nel 2019 ha ricavato dal vento ben il 47% dell’energia elettrica consumata e punta al 100% nel 2035. In Italia nel 2020 l’eolico ha coperto appena il 6,6% della produzione elettrica, nonostante l’ampia disponibilità della risorsa vento. Abbiamo visto che le comunità locali hanno pochi vantaggi diretti dall’ospitare impianti eolici, però dovremmo anche considerare che le comunità locali fanno parte della più ampia comunità nazionale, che trarrebbe grande vantaggio da una scelta “alla danese”. Se si vuole puntare ad un’energia rinnovabile e pulita, la scelta numero uno è l’eolico; rinunciarci farebbe fallire in partenza qualunque programma per l’energia verde.