Il Cosib (Consorzio per lo sviluppo
industriale della valle del Biferno) ha perso la testa, cioè il suo organo
eminente di indirizzo e governo, perché - su segnalazione dell’ing. Valerio
Fontana, consigliere regionale del M5S - l’ANAC (Autorità nazionale
anticorruzione) ha emanato il 13 luglio 2021 la delibera n. 546, con la quale ha
stabilito la inconferibilità della presidenza del Comitato direttivo del Cosib
al dottor Roberto Di Pardo, la cui nomina (risalente al 12/11/2020) è nulla. Vediamo
le argomentazioni dell’ANAC.
La norma di riferimento è il DLgs 39/2013
(legge Severino), art. 7, co. 2, lettera c), ed in particolare il brano
seguente: «A coloro che […] nell'anno precedente abbiano fatto parte della giunta o del consiglio
di una provincia, di un comune con popolazione superiore ai 15.000 abitanti o
di una forma associativa tra comuni avente la medesima popolazione, nella
stessa regione dell'amministrazione locale che conferisce l'incarico […] non
possono essere conferiti: […] c) gli
incarichi di amministratore di ente pubblico di livello provinciale o comunale».
Di Pardo, oltre a ricoprire la carica di sindaco di Petacciato dal 12/06/2017 a
tutt’oggi, dal 20/05/2012 è consigliere dell’Unione dei Comuni del Basso
Biferno (UCBB), sette dei quali partecipano anche al Cosib. Di Pardo fa dunque
parte del consiglio di una forma associativa tra comuni che complessivamente
superano i 15.000 abitanti.
L’ANAC si è poi interrogata su quale sia la
natura giuridica del Cosib, concludendo che esso è un ente pubblico economico,
come è detto espressamente all’art. 1, primo periodo, del suo statuto. Che il
Cosib sia un ente di diritto pubblico è anche scritto nel dPR n. 1019 del 17
ottobre 1967, con cui il Presidente della Repubblica ha approvato lo statuto
del Cosib.
L’ANAC ha infine valutato se il presidente
del Cosib possa essere considerato un amministratore di ente pubblico, cioè se
– oltre alla rappresentanza generale dell’ente – detenga deleghe gestionali
dirette (DLgs 39/2013, art. 1, co. 2, lettera l). Stando all’art. 15 dello
Statuto consortile, al presidente non sono conferiti soltanto gli ordinari
compiti di rappresentanza legale ed istituzionale, ma anche specifici compiti
gestionali.
Ricapitolando, Di Pardo: 1°) è consigliere
in carica di una forma associativa tra comuni (l’UCBB) con popolazione
superiore a 15.000 abitanti; 2°) il Cosib è un ente pubblico economico; 3°) al
presidente del Cosib sono conferiti anche compiti gestionali. Dalla compresenza
dei tre fattori ora citati deriva la nullità dell’incarico conferito a Di
Pardo, ai sensi dell’art. 17 del DLgs 39/2013: «Gli atti di conferimento di incarichi adottati in violazione delle
disposizioni del presente decreto e i relativi contratti sono nulli.»
L’ANAC ha esaminato anche la posizione del
vicepresidente del Cosib, l’avv. Costanzo Della Porta, sindaco di San Giacomo
degli Schiavoni dal 06/06/2016 a tutt’oggi, ed anch’egli consigliere in carica
dell’Unione dei Comuni del Basso Biferno, la cui posizione sembra analoga a
quella di Della Porta. L’ANAC ha invece concluso che in questo caso non
sussiste l’inconferibilità, perché manca il terzo requisito, il possesso di
compiti gestionali, in quanto il vicepresidente non ha ricevuto deleghe da Di
Pardo e non ne ha assunto le funzioni per assenza od impedimento del medesimo.
È finita qui, con Di Pardo che fa un
passo indietro ed il Consiglio generale del Cosib che nomina un nuovo
presidente, nel rispetto della delibera dell’ANAC? Naturalmente no.
Il 30 luglio 2021 l'Organismo di Vigilanza
(OdV) del Cosib - composto dai professionisti esterni avv. Antonio Di Michele e
dott. Giovanni Monti, nonché dalla dott.ssa Anna Rubino, dirigente del Servizio
contabilità finanza e controllo del Cosib – hanno avviato un procedimento di
esame della delibera dell’ANAC, nella veste, a loro dire, di responsabile della
prevenzione della corruzione e della trasparenza (RPCT). Incorrendo subito in
un clamoroso “scivolone”. In base alla legge 190/2012 (anticorruzione), il RPCT
è un organo monocratico, scelto dall’organo di indirizzo (Consiglio di
amministrazione, Comitato direttivo e simili) «di norma tra i dirigenti di ruolo in servizio [e che abbia] piena autonomia ed effettività»
(art. 1, comma 7); in mancanza potrà essere indicato (con motivazione
rafforzata) un dipendente non dirigente, che garantisca comunque le idonee
competenze; «va evitato, per quanto possibile, che il
RPCT sia scelto tra i dirigenti assegnati a uffici che svolgono attività nei
settori più esposti al rischio corruttivo, come l’ufficio contratti o quello
preposto alla gestione del patrimonio.» (ANAC, Delibera 1064/2019,
pagg. 86-87). «È poi da escludere
l’eventualità che il RPCT ricopra anche il ruolo di componente o di presidente
dell’Organismo indipendente di valutazione (OIV), dell’Organismo di vigilanza
(ODV) o del Nucleo di valutazione. Ciò al fine di evitare che vi siano
situazioni di coincidenza di ruoli fra controllore e controllato.» (ANAC,
Delibera 1064/2019, pag. 88).
L'OdV del Cosib si è dunque intestato
arbitrariamente il ruolo di RPCT, ruolo che inoltre nessuno dei suoi tre membri
potrebbe ricoprire neanche individualmente, perché Di Michele e Monti sono
esterni e la Rubino è sì interna, ma responsabile di un servizio ad alto
rischio corruttivo. Scopriamo così che il Cosib non solo non ha il presidente,
ma non ha neanche il responsabile della prevenzione della corruzione e della
trasparenza.
Ciò detto, la delibera dell'OdV del 20
ottobre 2021 perde qualsiasi valore e non meriterebbe di essere commentata;
tuttavia credo che a chi legge possa interessare sapere cosa ha argomentato l'OdV, nelle false vesti di RPCT. Secondo l'OdV è irrilevante che Di Pardo e
Della Porta siano consiglieri dell’UCBB, in quanto non è questo ente che ha
conferito gli incarichi di presidente e vicepresidente del Cosib, travisando
quanto dice la legge Severino. L'OdV nega addirittura che il Cosib sia un ente
pubblico - quindi non sarebbe applicabile la legge Severino - affermando contro
ogni evidenza che esso «non è stato
istituito da nessun Ente Locale, tantomeno è finanziato con l’apporto di denaro
pubblico, proveniente dalla Regione Molise o da altri enti territoriali, che
esprimono i componenti dell’Assemblea [rectius
Consiglio] generale del Consorzio, tant’è
che è solo vigilato dalla regione Molise.» Lo stato patrimoniale 2020 del
Cosib indica un patrimonio netto di 9.755.139 euro, di cui 436.221 euro di
fondo di dotazione. Cosa sarebbero questi capitali, se non denaro pubblico? L'OdV
afferma che il Cosib è un soggetto autocefalo, ché «Nessuno dei suoi amministratori è nominato dalla P.A., in quanto gli
stessi sono nominati dal Consiglio Generale del Consorzio stesso.»,
dimenticando che il Consiglio generale è formato da rappresentanti di enti
pubblici (otto comuni e l’AAST di Termoli). Per l'OdV il Cosib non sarebbe un
consorzio di enti locali, ma “un ente di natura associativa” al quale possono
partecipare soggetti sia pubblici che privati, tenendo in non cale la
circostanza sostanziale che tutti i nove consorziati sono enti pubblici. Quanto
agli “incarichi di amministratore di enti pubblici”, l'OdV nega che il
presidente e il vicepresidente ne abbiano, ché tutti i poteri gestionali
sarebbero solo nelle mani del direttore generale. Infine l'OdV deforma la
motivazione dell’ANAC relativa alla non inconferibilità del vicepresidente, accusando
la posizione dell’ANAC di contraddittorietà.
Le delibere dell’ANAC si applicano, a meno di errori di fatto e di diritto. È sconfortante che il Consiglio generale del Cosib non abbia tempestivamente provveduto in tal senso e si sia rifugiato dietro la delibera sbilenca di un arbitrario RPCT. Al fine di ridare piena operatività al Cosib dovrebbe ora intervenire la Regione Molise, esercitando il suo potere di vigilanza, nominando un presidente del Cosib con le carte in regola. Se neanche questo accadrà, l’ANAC sarà costretta a intervenire di nuovo, portando il caso alla Corte dei conti.

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