lunedì 31 maggio 2021

I profili di George Haligua Cohen su Wikipedia e su about.me

 AVVERTENZA – Wikipedia premette che le fonti della voce sono carenti e che la voce è priva di collegamenti con altre voci. In altre parole, la voce non offre alcuna garanzia di attendibilità.


L’imprenditore

Da Wikipedia si apprende che il primo lavoro di H.C. è stato in Francia, presso la Banque National de Paris, che era ed è tuttora una delle principali banche mondiali. La notizia è contenuta anche su about.me, dove si aggiunge che il Nostro è entrato in BNP nel 1979 (a 24 anni) con il ruolo nientemeno che di vicepresidente, ruolo mantenuto fino al 1982. Sempre about.me informa che nel 1981 H.C. è stato trasferito in Canada e si è dimesso nel 1982, quando richiamato in Francia.

Dopo BNP, secondo Wikipedia, il Nostro è passato alla «Donaldson, Lufkin & Jenrette, una banca di investimenti di New York» e successivamente (non si precisa quando) alla Lehman Brothers, all’epoca un colosso della finanza internazionale, ignominiosamente fallita nel 2008, travolta dallo scandalo dei mutui subprime (ad alto rischio di insolvenza), che ha prodotto uno dei maggiori disastri finanziari della storia. Invece in about.me si dice che H.C. è stato assunto dalla «Hunter Financial Group, una banca di investimenti con sede a Calgary come vicepresidente esecutivo», diventandone l’anno dopo (1984) presidente e amministratore delegato.

Assunto contemporaneamente in due banche diverse in due città diverse!

Nel 1985, dice Wikipedia, H.C. ha fondato Traders Group ad Hong Kong e «Nel 1993 Traders Group ha acquisito Hermes Bancorp, società madre di Hermes Bank». Molto più ricca la carriera da top manager della finanza raccontata da about.me: «Dal 1984-88, è stato vicepresidente esecutivo di Goldman Sachs. Dal 1988 al 1997 è stato Presidente e CEO di United Financial Corp, uno dei principali gruppi di investimento e gestore di fondi del Canada.» Finalmente nel 1997, dice about-me, H.C. ha fondato una sua società: Traders Group SA.

H.C. ha fondato Traders Group nel 1985, come è scritto su Wikipedia, o nel 1997, come si sostiene su about.me? Come mai il profilo su Wikipedia ignora la collaborazione con United Financial Corp e, più ancora, con una delle più importanti banche d’affari del mondo come Goldman Sachs? Per converso, about.me non dice nulla su Hermes Bancorp ed Hermes Bank.

Il filantropo

Per Wikipedia H.C. ha creato una fondazione di beneficenza in Bangladesh ed «Ha fornito 15 milioni di dollari per creare un micro fondo e oltre 20 milioni di dollari per vari progetti educativi principalmente in Asia.» Per about.me «George Haligua Cohen è coinvolto in un'ampia varietà di cause per l'infanzia, dall'innalzamento degli standard educativi nell'Africa subsahariana, alla costruzione di orfanotrofi e al finanziamento di una società di microcredito senza scopo di lucro che offre prestiti ai poveri

Come mai about.me non cita la fondazione in Bangladesh? L’attività filantropica è svolta principalmente in Asia o nell’Africa subsahariana?

Il pensiero politico e sociale

Su Wikipedia H.C. è «Profondamente sionista»; inoltre, «Accetta una gerarchia naturale nella società e, ove necessario, per proteggere la società, una leadership autoritaria nei regni politico e religioso.» Su about.me H.C. afferma di ispirarsi a tre capitalisti famosi per le straordinarie ricchezze e le iniziative filantropiche (Calouste Gulbenkian, Menlo Smith, Andrew Carnegie) e inopinatamente anche a Karl Marx. Come grandi riferimenti del mondo classico sono citati Marco Licinio Crasso (braccio destro di Silla nella Guerra Sociale, vincitore della rivolta schiavile guidata da Spartaco, triunviro insieme a Cesare e Pompeo) e, nuovamente a sorpresa, Aristotele.

Si vede che a H.C. piacciono gli accostamenti impossibili.

domenica 23 maggio 2021

Pantano d’oro - Avventura apocrifa del commissario Montalbano

 Il racconto che segue è frutto della fantasia dell’autore. L’eventuale somiglianza con fatti reali è dovuta al caso, che la sa più lunga dell’immaginazione. Spero nell’accondiscendenza benevola di Andrea Camilleri, per avere osato prendere a prestito ed imitare un mondo mirabilmente creato dal Maestro.

 

«Pronto. Commissario Montalbano.» «Salvo buon giorno. Sono Nicolò. Non ti vorrei disturbare ...» «Che dici Nicolò, lo sai che tu hai la precedenza su tutti, anche su Bonetti-Alderighi.» Montalbano nutriva stima ed affetto verso Nicolò Zito, il giornalista di Retelibera, e in quel momento la disponibilità del commissario era potenziata dalla montagna di carte da firmare che cummigliava la sua scrivania. Qualunque diversivo era il benvenuto. «Di che si tratta?» «Preferirei parlartene a voce.» «Cosa delicata è?» «Non ti so dire. Di sicuro è strana.» «Vabbé Nicolò. Mi fido di te. Se vuoi, puoi raggiungermi in commissariato anche adesso.»

Zito impiegò solo 10 minuti ad arrivare. La storia che raccontò era effettivamente strana. A Vigata era spuntato dal nulla un tale Fernando R. Marrano, con doppia cittadinanza, brasiliana e portoghese, nato in Spagna e residente in Perù, il quale aveva proposto all’amministrazione comunale un investimento monstre da quattro miliardi di euro, per realizzare una Luxury Town, turistica e residenziale, su un’area di 200 ettari in contrada Pantano. La proposta era strana non solo per l’eccezionalità dell’investimento. La finalità dichiarata era di attirare un target di alto profilo, italiano e internazionale, ma le opere prospettate non erano certo per una clientela esclusiva. Oltre 6 milioni di metri cubi di edifici: alberghi, un grande centro commerciale, una SPA specializzata in talassoterapia, 15 ville vista mare e specialmente 15.000 appartamenti, collocati in una “foresta” di torri, alte fino ad 80 metri. Un agglomerato in grado di ospitare oltre 60.000 persone, con una densità abitativa quadrupla rispetto ad Hong Kong. Come se non bastasse, l’area prescelta è semipaludosa, impiccicata alla foce del Balso, soggetta a frequenti allagamenti. Un’area gravata tra l’altro per oltre la metà da vincoli demaniali, naturalistici e storici.

«Il sindaco avrà declinato l’offerta del signor Marrano.» «Tutt’altro Salvo. Ne è entusiasta! E se ne è fatto portavoce in Regione, dove l’accoglienza è stata altrettanto favorevole.» «Vuoi babbiare?» «Nient’affatto. Il presidente della regione in persona ha avviato una procedura semplificata e rapida per fare partire al più presto il cantiere della Luxury Town.» «Nicolò non mi sembra il caso di allarmarsi. Che i vertici politici comunali e regionali abbiano preso per buona una proposta tanto strampalata è il segno dello scadimento del ceto politico del nostro Paese, però la cosa si sgonfierà da sé e, a parte la figuraccia rimediata dal sindaco e dal presidente della regione, non ci saranno conseguenze.» «Salvo me lo auguro. Già comincia a trapelare tra gli amministratori qualche dubbio sulla fonte dei quattro miliardi di finanziamenti. Marrano ha dichiarato in una lettera al sindaco che una grande banca cinese può essere interessata all’investimento, ma “può” non significa “è”. È stata chiesta conferma alla banca cinese, che non si è neanche presa il disturbo di rispondere. Però vedi Salvo non ti ho ancora detto il motivo per cui sono allarmato e perché credo che dovresti indagare.» «Allora dillo.» «Quello che mi preoccupa è il nome dei proprietari dei terreni dove dovrebbe sorgere Luxury Town. L’area è di proprietà dei fratelli Geraci.» Montalbano sautò sulla pultruna.

Pippo Ragonese da giorni tempestava dagli schermi di Televigata contro “coloro che dicono no a prescindere”, contro i radical chic che si oppongono ad un’iniziativa - Luxury Town – che avrebbe portato a Vigata non solo lustro, ma soprattutto lavoro: 8.000 posti nella fase di cantiere ed almeno 3.000 occupati stabili a lavori eseguiti. Montalbano intanto si arrovellava, cercando di capire se e quale fosse il nesso tra Luxury Town ed i fratelli Geraci, imprenditori sospettati di contiguità con i Cuffaro, ma ufficialmente “puliti”, a parte qualche contenzioso per frode fiscale. La chiave di tutta la manovra doveva per forza trovarsi nei fratelli Geraci, perché l’area prescelta per Luxury Town era la più inadatta al mondo. «Cataré, ti devo spiare un favore. Con il computer devi fare per me una ricerca riservata, riservatissima, su una persona.» «Lo fazzo subito in segreto, segretissimo. Cu è la persona, mascola o femmina, che interessa vossia?»

Dopo un tre orate, Catarella tozzoliò alla porta dell’ufficio di Montalbano, che quasi la sfondò. Stanco, ma con in volto l’espressione della vittoria, pruì al commissario un pizzino, dove aveva appuntato il frutto della sua indagine su Fernando R. Marrano. Su Wikipedia risultava un profilo, stranamente solo in italiano, intestato a Fernando R. Marrano, ma privo di riscontri e, cosa piuttosto strana, inserito pochi mesi prima da un computer con un indirizzo di Montelusa. Il profilo, che descriveva mirabilia sui successi imprenditoriali del signor Marrano, appariva piuttosto creato ad arte. Ma la scoperta maggiore era che il nome completo di costui era Fernando Ruiz Marrano, inquisito ed arrestato per frode negli USA, implicato in traffici equivoci, esercitati tramite società fittizie create in Paesi black list. Di colpo a Montalbano fu tutto chiaro. Risolto il mistero, gli era smorcato un pititto lupigno. Quella sera da Enzo si sbafò un antipasto di mare crudo (ostriche, calamaretti e novellame), rigatoni al sugo di pelose, un trancio di spada alla brace e una fritturina di triglie, il tutto annaffiato da una bottiglia di falanghina ghiacciata.

Il mattino seguente, appena arrivato in commissariato, Montalbano chiamò il vicecommissario dottor Domenico Augello e l’ispettore Giuseppe Fazio. «Mimì! Fazio! Forza, andiamo al bar.» Nella piazza affianco al commissariato esiste da tempo immemorabile il Bar Centrale, luogo principe dello scambio di chiacchiere, insinuazioni, rivelazioni vere e false. Arrivati al bancone, il commissario esclamò, con voce alta ed eccitata: «Ho delle rivelazioni straordinarie da farvi su Luxury Town, ma non qui, non ora. Venite stasera da me a Marinella. Adelina ha diciso di conzare una caponatina da liccarisi i mustacci. Mangiamo sul terrazzino e vi conto tutto. Mi raccomando, la cosa è riservata.» Mimì e Fazio si taliarono interdetti. Entro un’ora la voce che il commissario aveva novità scottanti su Luxury Town aveva fatto il giro di Vigata meglio che se l’avesse annunciata il banditore.

E venne la sera. «Mimì, Fazio, oggi ho fatto un po’ di tiatro, per far sapere a chi deve sapere che ho scoperto cosa si nasconde dietro Luxury Town. Ora mangiamo e, come sapete, io mangio in silenzio.» Un’ora dopo i tre sorseggiavano il caffè, godendosi lo sciauro salmastro del mare. Montalbano raccontò i fatti che era venuto a sapere e infine la sua intuizione. «Luxury Town è soltanto uno specchietto per le allodole, o dovremmo dire per gli allocchi. L’operazione reale è il riciclaggio di denaro sporco attraverso l’acquisto dei terreni dei fratelli Geraci, dove si vuole far credere che sorgerà il complesso turistico-residenziale. Terreni che per questa ragione saranno venduti ad un prezzo centuplicato rispetto al reale. A comprare sarà una società con sede a Saint Lucia, nelle Piccole Antille, la cui proprietà è schermata, ma riconducibile ai fratelli Geraci, che così potranno autoriciclare il denaro sporco ammucciato offshore. Conclusa la compravendita dei terreni, si lascerà che Luxury Town si insabbi da sola e il signor Fernando Ruiz Marrano, esaurito il suo compito, scomparirà dai radar.»

«È pensato bene?» «Salvo è perfetto.» «Commissario non fa una piega, ma noi che possiamo fare?» «Una strada forse l’ho trovata.» Rispose Montalbano. «Ma ho bisogno del vostro aiuto e, questa volta, veramente nella massima discrezione. Ora vi spiego. Il punto debole dell’operazione di riciclaggio, quello che si espone e rischia di più, è Fernando Ruiz Marrano ,,,»

 

Quello che Montalbano disse dopo non posso svelarlo. Marrano potrebbe venirne a conoscenza e rischierei di avvantaggiarlo.

martedì 18 maggio 2021

Il “Programma operativo gestione emergenza covid-19” che non c’è

 

Il 12 maggio 2021, con il decreto commissariale n. 49, è stato approvato e pubblicato il “Programma operativo gestione emergenza covid-19”. Siccome sono un inguaribile ottimista, ho pensato: «Hai visto mai che con la nuova struttura commissariale il servizio sanitario del Molise cominci a migliorare?». Poi ho letto il documento.

Il paragrafo 1.1, rubricato “Definizione sintetica dello scenario regionale”, vorrebbe essere una introduzione statistica. Encomiabile intento, del tutto fallito. I dati sono riportati in maniera sciatta, confusa e disorganica, senza che venga proposto o se ne possa cavare un quadro intellegibile, utile per orientare le azioni future. A volte i dati sono pure errati, come si capisce confrontando la “figura 1” con la “tabella 1”, che dicono entrambe di riportare la distribuzione percentuale dei ricoveri per fasce di età; a parte che non è indicato l’arco temporale di riferimento, i dati presentati sono totalmente diversi (probabilmente la “figura 1” è relativa ai contagi, non ai ricoveri). Spicca infine per la sua assenza il dato principale, quello dei decessi, che non sono mai menzionati. Per “pudore”? Per non allarmare la popolazione? Perché non se ne vede l’utilità? Eppure sarebbe bastato aggiungere un grafico come quello che segue.

Numero dei deceduti con covid-19 in Molise da febbraio 2020 ad aprile 2021


Al paragrafo 1.2 troviamo il dato (utile) del numero dei vaccinati entro aprile, che ammontano a 44.119 con entrambe le dosi e 32.726 con la sola prima dose, per numero complessivo di 120.964 inoculazioni.

Un altro dato interessante è riportato nel paragrafo 1.3, dove si scopre che, nel periodo da febbraio ad aprile 2021, su 1.067 tamponi molecolari positivi 903 (84,6%) hanno riscontrato la variante inglese.

A parte le informazioni statistiche di cui si è detto, il documento, che consta di ben 76 pagine, non è altro che un “riepilogo delle puntate precedenti”, cioè la mera elencazione degli atti amministrativi relativi alla pandemia emanati da marzo 2020 in Molise, con qualche inesattezza. Ne ricordo le principali.

C’è scritto che con la delibera del Direttore generale dell’ASReM n. 75, del 26/03/2020, sono state costituite 5 USCA (Unità speciali di continuità assistenziale), conformemente a quanto disposto dal decreto-legge n. 14 del 9 marzo 2020. Secondo la legge citata, le USCA dovevano essere 6 (una ogni 50.000 abitanti), ma in effetti la delibera ne ha istituite solo tre (previsti in totale 6 medici per interventi sul campo ed uno per il triage telefonico); altre due USCA sono state deliberate soltanto l’11/11/2020 (decreto Commissario ad acta n. 71).

Un’altra topica riguarda l’istituzione del CUP unico regionale. Alle pagg. 52 e 53 si legge: «È in fase avanzata la procedura per l’appalto per il nuovo CUP, e con l’entrata in funzione del nuovo sistema CUP vi sarà una soluzione definitiva alle difficoltà che oggi impediscono la completa copertura delle informazioni occorrenti per il monitoraggio.» L’appalto per il nuovo CUP è stato aggiudicato il 19/11/2020 (determina direttoriale regionale n. 6320) ed ha iniziato ad operare da gennaio 2021, sia pure con problemi iniziali, dovuti alla mancata implementazione del nuovo software unico.

A pag. 58 si afferma: «Nei primi mesi del 2021 sono stati attivati presso i Presidi Ospedalieri Pubblici Aziendali ulteriori posti letto di Terapia Intensiva, all’interno di moduli prefabbricati che sono stati realizzati in adiacenza alle strutture ospedaliere, con continuità logistica e funzionale.» Nel caso specifico l’uso del verbo “attivare” è del tutto inappropriato. I moduli prefabbricati sono stati sì edificati, ma non sono mai stati attivati per mancanza di personale. A conti fatti, si è trattato di un’iniziativa di facciata (facimm ammuin), con spreco di denaro pubblico.

Il documento dà qualche nuova informazione sull’andamento della telenovela “torre covid”. Al tema è addirittura dedicato un apposito box, che ha per titolo “Cronistoria del progetto covid hospital”. La “cronistoria” presenta diversi vuoti. Evita di riferire che il 5 giugno 2020 il Presidente della Giunta regionale ha inviato una nota al Ministero della salute ed al Commissario per l’emergenza covid-19 (all’epoca Arcuri), in cui esprime parere contrario alla collocazione del centro covid-19 presso il Vietri di Larino, proponendo di realizzare tale centro ristrutturando l’hospice del Cardarelli di Campobasso. Si omette che il 14 giugno il Commissario ad acta ha inviato una nota al Presidente della Giunta regionale, al Presidente del Consiglio regionale, ai Consiglieri regionali, in cui invece si propone il centro covid-19 a Larino. Si glissa sul fatto che il giorno successivo, la delibera n. 178, approvata dal Consiglio regionale con 11 voti a favore ed 8 astensioni, ha impegnato il Presidente della Regione «ad individuare […] nel Vietri di Larino la struttura in cui ospitare un ospedale COVID regionale». Non c’è traccia della lettera inviata il 7 luglio alla struttura commissariale molisana dal Direttore generale della Programmazione sanitaria (Urbani), in cui si dice che, secondo quanto discusso il 6 luglio presso il Ministero della salute, si attendono le modifiche al Piano di riorganizzazione emergenza covid-19 condivise «dalla struttura commissariale nella sua interezza»; ergo, il centro covid-19 si deve fare a Campobasso. Si riferisce dell’appalto della ristrutturazione del pronto soccorso e dell’hospice del Cardarelli, avviato il 1° ottobre 2020 direttamente dal Commissario per l’emergenza covid-19 (sempre Arcuri), che ha riguardato da un lato la progettazione e direzione dei lavori, dall’altro l’esecuzione dei lavori stessi. Per non dilungarmi troppo, salto tutta una serie di passaggi intermedi ed arrivo al 24 febbraio 2021, quando l’amministratore delegato e direttore generale del Consorzio Stabile Build scarl - che si è aggiudicato i lavori al Cardarelli (importo lavori 4.512.307,69 euro iva esclusa) - incontra il RUP dell’ASReM e gli comunica che il progetto esecutivo – redatto dal RTP (raggruppamento temporaneo di professionisti) aggiudicatario della progettazione e direzione lavori (395.992,85 euro, più iva e CPNAIA) e verificato dalla EN3 srl - presenta carenze che non consentono di aprire il cantiere. La “cronologia” ci informa che il 29 aprile si è tenuto un primo incontro tra il RUP dell’ASReM, i progettisti, il verificatore del progetto, il consorzio aggiudicatario del lavori ed il Tenente Colonnello De Santis (RUP per la Regione Molise nominato dal Commissario Straordinario per l’emergenza covid-19) al fine di dirimere le obiezioni al progetto esecutivo avanzate dal consorzio; incontro che si è concluso con un nulla di fatto. Dunque una “cronistoria” non solo carente, ma anche distaccata, priva di considerazioni, come se la mancata realizzazione del centro covid-19 regionale non debba destare particolare preoccupazione.

Fine del “Programma operativo”. Un documento inutile, che si guarda bene dallo sviluppare qualsivoglia valutazione su quanto accaduto da marzo 2020 ad ora e non delinea nessun intervento prospettico, che sia di correzione o di implementazione di quanto è stato fatto. La legge che governa il “Programma operativo” è la legge di inerzia. Noi speriamo che ce la caviamo.