La sera del 26 marzo il
Consiglio comunale di Termoli, tra gli altri punti all’ordine del giorno, ha
discusso la mozione, presentata da Termoli Bene Comune e dal Movimento 5
Stelle, per l’annullamento per pubblico interesse della delibera di Giunta n.
275 del 13 novembre 2020, che ha stabilito di avviare una finanza di progetto per
la cessione dell’ex Nautico e della Schweitzer di Viale Trieste, «con possibilità di
demolizione e ricostruzione, anche con variazione della destinazione
urbanistica ed aumento dei volumi»,
a copertura parziale o totale di «interventi di
riqualificazione del patrimonio edilizio scolastico comunale». La mozione è stata respinta con i voti della
maggioranza, alla quale si sono uniti i consiglieri di opposizione che fanno
capo all’ex sindaco Sbrocca. Nel suo intervento il sindaco Roberti ha
argomentato che il Comune non ha i soldi per realizzare i necessari interventi
di adeguamento sismico degli edifici scolastici comunali e che lui non vuole
essere responsabile dello strazio di bambini sepolti sotto le macerie.
Quali edifici necessitano di
interventi e quanti soldi servono? È
curioso che nella delibera di Giunta 275/2020 queste notizie basilari non ci
sono, ma si afferma genericamente che la cessione dei due istituti servirebbe a
coprire, parzialmente o totalmente, i costi di interventi in altri istituti
scolastici. La delibera di Giunta 275/2020 richiama una “Relazione unica” del 9
ottobre 2020, redatta dal dirigente del Settore IV, in cui si elencano le scuole
comunali che necessitano di interventi e si stima in 6.237.294 euro il capitale
da investire. L’elenco contenuto nella “Relazione unica” è lo stesso già
presente nel Programma dei lavori pubblici 2020-2022, dove i lavori sono
valorizzati in 5.947.256 euro. Si omette però di specificare che la Giunta
regionale, con la delibera 323/2018, ha inserito le scuole comunali di Termoli
nell’elenco delle opere finanziabili per 5.370.000 euro, di cui sono stati già
finanziati nel 2019 interventi per 3.620.000 euro. Rispetto al fabbisogno
finanziario indicato nella Relazione unica, 1.750.000 euro sono stati approvati
e in attesa di finanziamento statale, mentre soltanto 867.294 euro sarebbero
ancora sia da approvare che da finanziare. La possibilità di ottenere ulteriori
finanziamenti per la quota mancante è più che concreta, considerato che nel
Programma nazionale di ripresa e resilienza sono stati appostati 10,8 miliardi
per interventi di efficientamento energetico ed antisismico su edifici
pubblici; in proporzione agli abitanti, da questa linea di intervento Termoli
dovrebbe ricevere 6 milioni.
Per quale cifra
l’Amministrazione pensa di “alienare” i due istituti di Viale Trieste? Fin dal
Piano delle alienazioni e valorizzazioni 2014-2016, l’allora Amministrazione
Sbrocca ha messo in vendita i due immobili al prezzo base di 11.634.000 euro, sollevando
l’indignazione e l’opposizione di Di Brinio e di Ciarniello, due esponenti di
punta dell’attuale maggioranza. Essendo andate deserte le aste indette a tale
prezzo base, con la delibera di Consiglio comunale n. 2 del 30 gennaio 2019 è
stata approvata una nuova stima, formulata dal dirigente dell’epoca del Settore
III, che ha ridotto il prezzo base d’offerta a 5.886.250 euro, stima ribadita
dal Consiglio comunale n. 7 dell’8 maggio 2020. Inspiegabilmente, a tali
delibere consiliari non è stato dato seguito alcuno, cosicché l’ultima gara
esperita resta quella indetta il 7 maggio 2018, al prezzo base di 11.634.000
euro e dunque non è affatto vero che sia stata verificata la invendibilità dei
due immobili anche al prezzo base dimezzato, come asserisce l’Amministrazione
Roberti.
Richiamando tale presunta
invendibilità, per “invogliare” gli investitori, si vogliono effettuare gli
interventi (imprecisati) presso le scuole (imprecisate) con lo strumento della
finanza di progetto, remunerando il promotore in tutto o in parte (somma
imprecisata) con la cessione dei due immobili di Viale Trieste. Non si vede
come tale contratto possa essere qualificato come una finanza di progetto,
piuttosto che come un appalto di lavori, pagato con una permuta, più
eventualmente del denaro. Nella finanza di progetto il promotore privato deve investire
di suo almeno il 51% delle risorse necessarie a realizzarla; in questa presunta
finanza di progetto il promotore non investe un centesimo, perché gli
interventi nelle scuole sono pagati tutti e solo dal Comune di Termoli, tramite
la permuta dei due immobili (terreno incluso) e, se non dovesse bastare, con
l’aggiunta di denaro.
Questa finanza di progetto
non solo è giuridicamente improponibile, ma anche controproducente, perché, grazie
al diritto di prelazione, il promotore può aggiudicarsi la gara anche se vincesse
un’altra impresa, purché si impegni a realizzare le opere alle stesse
condizioni della vincitrice. La presenza della prelazione scoraggia le imprese
a partecipare ad una gara dove un concorrente, il promotore appunto, se vuole,
vince anche quando perde. Con l’appalto, invece, tutte le imprese che
concorrono alla gara sono poste sul medesimo piano, rendendo la procedura non
solo più trasparente, ma anche più vantaggiosa per il Comune.
Prescindendo da tutto quanto
detto finora, i due istituti non possono essere “alienati”, perché mancano i
presupposti di legge, che consistono nella loro inutilità od inutilizzabilità a
fini pubblici. La Schweitzer è perfettamente funzionante e pienamente in uso,
come ha dichiarato la dirigente della scuola; l’edificio dell’ex Istituto
Nautico è parzialmente utilizzato dalla onlus SAE 112, mentre per la restante
parte non esiste alcuna perizia tecnica che attesti l’esistenza di «un sistema costruttivo debole e labile»,
come affermato dall’ex dirigente del Settore III. Gli ambienti dell’ex Nautico
inutilizzati potrebbero invece ospitare la biblioteca comunale e gli uffici comunali
di Largo Vittime delle foibe, per i quali il Comune spende 96.000 euro all’anno
di fitti passivi.
Infine, l’alienazione dei
due immobili, con conseguente demolizione e ricostruzione con le volumetrie aumentate
fino al 90%, consentite dalla legge regionale 30/2009, comporterebbe più
cemento, di cui a Termoli non se ne sente il bisogno, e la perdita o quantomeno
la privatizzazione della pineta antistante i due edifici.


