domenica 28 marzo 2021

Roberti e Sbrocca d’accordo per “alienare” l’ex Nautico e la Schweitzer di Viale Trieste

 


La sera del 26 marzo il Consiglio comunale di Termoli, tra gli altri punti all’ordine del giorno, ha discusso la mozione, presentata da Termoli Bene Comune e dal Movimento 5 Stelle, per l’annullamento per pubblico interesse della delibera di Giunta n. 275 del 13 novembre 2020, che ha stabilito di avviare una finanza di progetto per la cessione dell’ex Nautico e della Schweitzer di Viale Trieste, «con possibilità di demolizione e ricostruzione, anche con variazione della destinazione urbanistica ed aumento dei volumi», a copertura parziale o totale di «interventi di riqualificazione del patrimonio edilizio scolastico comunale». La mozione è stata respinta con i voti della maggioranza, alla quale si sono uniti i consiglieri di opposizione che fanno capo all’ex sindaco Sbrocca. Nel suo intervento il sindaco Roberti ha argomentato che il Comune non ha i soldi per realizzare i necessari interventi di adeguamento sismico degli edifici scolastici comunali e che lui non vuole essere responsabile dello strazio di bambini sepolti sotto le macerie.

Quali edifici necessitano di interventi e quanti soldi servono? È curioso che nella delibera di Giunta 275/2020 queste notizie basilari non ci sono, ma si afferma genericamente che la cessione dei due istituti servirebbe a coprire, parzialmente o totalmente, i costi di interventi in altri istituti scolastici. La delibera di Giunta 275/2020 richiama una “Relazione unica” del 9 ottobre 2020, redatta dal dirigente del Settore IV, in cui si elencano le scuole comunali che necessitano di interventi e si stima in 6.237.294 euro il capitale da investire. L’elenco contenuto nella “Relazione unica” è lo stesso già presente nel Programma dei lavori pubblici 2020-2022, dove i lavori sono valorizzati in 5.947.256 euro. Si omette però di specificare che la Giunta regionale, con la delibera 323/2018, ha inserito le scuole comunali di Termoli nell’elenco delle opere finanziabili per 5.370.000 euro, di cui sono stati già finanziati nel 2019 interventi per 3.620.000 euro. Rispetto al fabbisogno finanziario indicato nella Relazione unica, 1.750.000 euro sono stati approvati e in attesa di finanziamento statale, mentre soltanto 867.294 euro sarebbero ancora sia da approvare che da finanziare. La possibilità di ottenere ulteriori finanziamenti per la quota mancante è più che concreta, considerato che nel Programma nazionale di ripresa e resilienza sono stati appostati 10,8 miliardi per interventi di efficientamento energetico ed antisismico su edifici pubblici; in proporzione agli abitanti, da questa linea di intervento Termoli dovrebbe ricevere 6 milioni.

Per quale cifra l’Amministrazione pensa di “alienare” i due istituti di Viale Trieste? Fin dal Piano delle alienazioni e valorizzazioni 2014-2016, l’allora Amministrazione Sbrocca ha messo in vendita i due immobili al prezzo base di 11.634.000 euro, sollevando l’indignazione e l’opposizione di Di Brinio e di Ciarniello, due esponenti di punta dell’attuale maggioranza. Essendo andate deserte le aste indette a tale prezzo base, con la delibera di Consiglio comunale n. 2 del 30 gennaio 2019 è stata approvata una nuova stima, formulata dal dirigente dell’epoca del Settore III, che ha ridotto il prezzo base d’offerta a 5.886.250 euro, stima ribadita dal Consiglio comunale n. 7 dell’8 maggio 2020. Inspiegabilmente, a tali delibere consiliari non è stato dato seguito alcuno, cosicché l’ultima gara esperita resta quella indetta il 7 maggio 2018, al prezzo base di 11.634.000 euro e dunque non è affatto vero che sia stata verificata la invendibilità dei due immobili anche al prezzo base dimezzato, come asserisce l’Amministrazione Roberti.

Richiamando tale presunta invendibilità, per “invogliare” gli investitori, si vogliono effettuare gli interventi (imprecisati) presso le scuole (imprecisate) con lo strumento della finanza di progetto, remunerando il promotore in tutto o in parte (somma imprecisata) con la cessione dei due immobili di Viale Trieste. Non si vede come tale contratto possa essere qualificato come una finanza di progetto, piuttosto che come un appalto di lavori, pagato con una permuta, più eventualmente del denaro. Nella finanza di progetto il promotore privato deve investire di suo almeno il 51% delle risorse necessarie a realizzarla; in questa presunta finanza di progetto il promotore non investe un centesimo, perché gli interventi nelle scuole sono pagati tutti e solo dal Comune di Termoli, tramite la permuta dei due immobili (terreno incluso) e, se non dovesse bastare, con l’aggiunta di denaro.

Questa finanza di progetto non solo è giuridicamente improponibile, ma anche controproducente, perché, grazie al diritto di prelazione, il promotore può aggiudicarsi la gara anche se vincesse un’altra impresa, purché si impegni a realizzare le opere alle stesse condizioni della vincitrice. La presenza della prelazione scoraggia le imprese a partecipare ad una gara dove un concorrente, il promotore appunto, se vuole, vince anche quando perde. Con l’appalto, invece, tutte le imprese che concorrono alla gara sono poste sul medesimo piano, rendendo la procedura non solo più trasparente, ma anche più vantaggiosa per il Comune.

Prescindendo da tutto quanto detto finora, i due istituti non possono essere “alienati”, perché mancano i presupposti di legge, che consistono nella loro inutilità od inutilizzabilità a fini pubblici. La Schweitzer è perfettamente funzionante e pienamente in uso, come ha dichiarato la dirigente della scuola; l’edificio dell’ex Istituto Nautico è parzialmente utilizzato dalla onlus SAE 112, mentre per la restante parte non esiste alcuna perizia tecnica che attesti l’esistenza di «un sistema costruttivo debole e labile», come affermato dall’ex dirigente del Settore III. Gli ambienti dell’ex Nautico inutilizzati potrebbero invece ospitare la biblioteca comunale e gli uffici comunali di Largo Vittime delle foibe, per i quali il Comune spende 96.000 euro all’anno di fitti passivi.

Infine, l’alienazione dei due immobili, con conseguente demolizione e ricostruzione con le volumetrie aumentate fino al 90%, consentite dalla legge regionale 30/2009, comporterebbe più cemento, di cui a Termoli non se ne sente il bisogno, e la perdita o quantomeno la privatizzazione della pineta antistante i due edifici.

domenica 7 marzo 2021

Non è la Nonna, è il Lupo Cattivo

Fin dalla nomina da parte del Consiglio dei Ministri, il 7 dicembre 2018, del dottor Angelo Giustini come Commissario ad acta per il rientro dal debito del servizio sanitario del Molise, fin d’allora, il dottor Donato Toma, Presidente della Giunta regionale del Molise, ha cercato in tutti i modi di paralizzarne l’attività, invece di offrire, come avrebbe dovuto, leale collaborazione. Lo ha paralizzato da subito ed a prescindere da quello che Giustini proponesse. Lo ha paralizzato per principio. Un principio per Toma intoccabile, quello del potere, che neanche in minima parte poteva essere condiviso con un “forestiero”. Lo ha paralizzato nonostante che la “macchina” sanitaria molisana sia saldamente e completamente nelle mani di Toma, in quanto a lui rispondono direttamente sia la Gestione Sanitaria Accentrata, che l’ASReM.

I poteri conferiti dal Governo a Giustini sono limitati al rilascio delle autorizzazioni e degli accreditamenti sanitari ed alla fissazione dei budget delle strutture private accreditate, budget che costoro superano regolarmente e tranquillamente. Toma ha paralizzato Giustini incurante delle conseguenze sulla salute dei molisani, ingenerando una situazione permanente di conflitto e di stallo istituzionale. Basti dire che in Molise non è stato ancora definito il Programma operativo 2019-2021 del SSR.

L’invasione pandemica, lungi da spingere Toma ad un comportamento più responsabile e collaborativo, ha addirittura esaltato la sua contrapposizione al forestiero inviato dal Governo. Durante la prima ondata pandemica il Molise è stato appena sfiorato; ciò nonostante, i cittadini hanno dovuto subire un incremento degli “ordinari” disservizi sanitari. Con l’arrivo della seconda ondata, che invece sta picchiando duro, le prestazioni non covid sono state ridotte quasi a zero e i decessi con covid sono schizzati in alto. Tra novembre 2020 e febbraio 2021, in una regione che conta 305.000 abitanti, si sono registrati in media 3 decessi al giorno. In questo inizio di marzo la media dei decessi giornalieri è salita a 4.

Manca il personale sanitario per gestire i letti di terapia intensiva e sub-intensiva covid. I bandi per il reclutamento del personale sono stati gestiti con tutta calma, direi con una lentezza bradipica. Il personale risultato idoneo è stato informato due o tre mesi dopo il termine del bando, quando la gran parte dei concorrenti aveva già trovato collocazione in altre regioni; inoltre, le condizioni contrattuali offerte sono del tutto scoraggianti: contratti temporanei a partita iva.

L’ASReM ha comunicato al Ministero della salute la disponibilità di 30 letti di terapia intensiva, che sarebbero saliti a 39 dal 15 febbraio 2021. L’ispezione ministeriale del 27 e 28 gennaio 2021 ne ha contati 26, più altri sei ricavabili utilizzando sale risveglio operatorie. L’ispezione ministeriale ha certificato che al Ministero della salute sono state raccontate delle frottole; inoltre è stato ignorato il DL 34/2020, che all’art. 2 impone alle regioni ed alle province autonome di dotarsi di almeno 0,14 letti di terapia intensiva ogni 1.000 abitanti, che per il Molise avrebbe significato disporre di 43 letti.

È stato solo parzialmente applicato il DL 18/2020, art. 4-bis, che, per gestire l’assistenza domiciliare covid, ha disposto la creazione in tutt’Italia di una USCA (Unità speciale di continuità assistenziale) ogni 50.000 abitanti, dunque sei in Molise. Ad aprile 2020 sono state costituite tre sole USCA, altre due a novembre 2020 e l’ultima a marzo 2021.

Invece di sostenere l’impianto del centro covid regionale presso il Vietri di Larino, con zero costi strutturali e modesti costi di attrezzaggio (potenziamento della radiologia, istituzione del laboratorio di analisi, ventilatori e letti covid) – come proposto dal Commissario ad acta, deliberato dal Consiglio regionale e richiesto da 118 sindaci molisani – Toma ha proposto ed ottenuto dal Ministro della Salute (Speranza) e dal Commissario per l’emergenza covid (allora Arcuri) di ristrutturare ed attrezzare i locali dell’hospice del Cardarelli di Campobasso; intervento per il quale non è stato ancora aperto neanche il cantiere, in quanto la ditta appaltatrice ne contesta il progetto esecutivo.

In questo desolante quadro, corre voce che – per superare lo stallo istituzionale – le funzioni di Commissario ad acta verrebbero conferite a Toma. È il mondo alla rovescia. Per il Molise deve essere emanato un decreto legge simile al DL 150/2020 per la Calabria, che unifichi sì i poteri di direzione e controllo del servizio sanitario regionale, ma nelle mani di una figura ministeriale, fuori dai giochi di potere e dagli interessi locali. Questo sia per contrastare l’emergenza covid, ma anche per riorganizzare e ricostruire finalmente la sanità molisana. Sarebbe tragico fare l’errore di Cappuccetto Rosso, che ha confuso il Lupo cattivo con la Nonna, perché non si vede alcun Cacciatore che possa accorrere in aiuto, come nella favola.

lunedì 1 marzo 2021

Le troppe anomalie nella gestione della pandemia nel Molise

La prima ondata pandemica ha solo sfiorato il Molise. Tra marzo ed aprile 2020 si sono registrati 21 decessi. Da maggio a settembre, con soli tre decessi in totale, il virus è praticamente scomparso dalla regione. Ad ottobre ha fatto capolino la seconda ondata, con 13 deceduti. Poi è arrivato “il botto”. Da novembre 2020 a febbraio 2021 si sono registrati in totale 314 decessi; 78,5 in media al mese: un numero pesante per una regione con 305.000 abitanti (fig. 1).

Fig. 1 - Andamento mensile dei decessi con covid-19 in Molise

I dati dei ricoveri di febbraio tendono ad incrementare a partire da metà mese, il che si riverbererà in una successiva crescita dei decessi (fig. 2).

Fig. 2 – Ricoveri con covid-19 in Molise nel mese di febbraio 2021


Quello che stupisce nei dati pandemici degli ultimi mesi è il numero elevatissimo dei deceduti rispetto ai ricoverati. Ipotizzando una durata media della degenza covid-19 di 16 giorni, possiamo stimare che a febbraio ci siano stati 155 ricoverati con covid-19; dato che nel medesimo mese si sono avuti 84 decessi, il rapporto tra i deceduti ed i ricoverati è intorno al 50%. Una percentuale decisamente anomala, che prova come un gran numero di ricoverati sono morti senza potere accedere alla terapia intensiva e che alcuni pazienti non sono neanche arrivati in ospedale, ma sono deceduti a casa o nelle RSA.

Mentre l’epidemia falciava pesantemente, le autorità regionali lanciavano messaggi rassicuranti, avvalorati “ufficialmente” dal fatto che la regione è stata classificata in zona gialla fino al 18 febbraio, poi arancione fino al 28 febbraio e rossa solo dal 1° marzo, con l’eccezione del Basso Molise, dove erano già in zona rossa alcuni comuni, saliti a 28 l’8 febbraio ed a 33 il 21 febbraio.

Il Molise è restato in zona gialla anche perché i letti di terapia intensiva covid-19 risultavano al di sotto della soglia critica di utilizzo del 30%. Lo dico in altro modo, perché sia più che chiaro: mentre i malati covid-19 morivano in reparti non intensivi o addirittura a casa, al Ministero della salute si comunicava che le terapie intensive covid-19 erano utilizzate per non più del 30%. Il “trucco” è stato svelato grazie alla determinazione di una giovane cittadina, Camilla Caterina, che con numerose istanze di accesso civico agli atti, ha consentito di appurare che la Regione Molise comunicava al Ministero della salute l’esistenza di 30 letti di terapia intensiva covid-19, incrementati a 39 dal 15 febbraio 2021, di cui non più di 12 occupati, quando in realtà i letti di terapia intensiva covid-19 erano solo 12, occupati al 100% ed anche ben oltre, e gli altri 27 letti riguardavano terapie intensive non covid-19.

Ora si corre ai ripari frettolosamente, cercando la disponibilità di letti di terapia intensiva covid-19 presso i privati accreditati e mobilitando finanche l’Esercito. Segnalo che, in base al decreto-legge n. 34, del 19 maggio 2020 (art. 2, comma 1, ultimo periodo), le regioni e le province autonome dovevano dotarsi di almeno 0,14 letti di terapia intensiva covid-19 ogni mille abitanti. Nel caso del Molise – se le autorità sanitarie avessero rispettato la legge – avremmo potuto contare su almeno 43 letti di terapia intensiva covid-19. Per sostenere l’urto della pandemia, oltre ai letti di terapia intensiva, si stanno affannosamente cercando anche letti di area medica, perché sia l’ospedale Cardarelli di Campobasso, individuato come centro covid-19 regionale, sia quelli di Termoli e di Isernia, sotto l’incalzare della pandemia, hanno costituito reparti “grigi”, riducendo al minimo le attività di prevenzione, diagnosi e cura delle patologie non covid-19 e le stesse attività di pronto soccorso.

Al momento attuale la priorità sta nell’affrontare l’emergenza sanitaria; tuttavia non si può trascurare che c’è materia in abbondanza per la Procura della Repubblica di Campobasso, che dovrà valutare la sussistenza di reati penali, quali il falso ideologico (contenuti falsi in documenti veri), l’interruzione di pubblico servizio e addirittura la procurata strage. A quelli che dovessero insorgere al grido di “no al giustizialismo”, rispondo che la ricerca della verità e della giustizia non è solo un dovere morale, e già questo basterebbe, ma è anche un antidoto contro il ripresentarsi in futuro di comportamenti delittuosi, forieri di lutti, sofferenze, impoverimento.