martedì 14 ottobre 2025

Oh che bel castello, quello di Termoli

 


Il castello di Termoli è il monumento storico più antico e rappresentativo della città. Esso nei secoli ha attraversato eventi umani (assalti, aggiornamenti, riusi) e naturali (terremoti), che hanno lasciato segni nelle sue pietre e nel suo aspetto, esterno ed interno. Il Castello (d’ora in poi lo scrivo con la maiuscola, come nome proprio) è un libro aperto sulla storia di Termoli, che in parte abbiamo imparato a leggere, ma che può rivelarci ancora molto, se si approfondiscono gli studi materiali su di esso, in associazione ai necessari interventi periodici di restauro conservativo. Il restauro conservativo è cosa ben diversa dalla ristrutturazione di un edificio: in quello vige il rispetto delle modalità costruttive e dei materiali originali, con l’inserimento di elementi spuri, ben distinti e riconoscibili, solo se indispensabili alla stabilità dell’edificio; in questa lo scopo è il recupero od il miglioramento funzionale dell’edificio, con il ricorso alle tecniche più recenti.

L’ultimo restauro conservativo al quale è stato sottoposto il Castello è avvenuto nel 2021, con fondi europei 2014-202, per complessivi 400.000 euro, inclusi 44.000 euro per “illuminazione artistica”. Il restauro ha dato esiti non esenti da critiche, in particolare per la “ripulitura” di un locale nel torrione centrale, dove sul vecchio intonaco apparivano graffiti risalenti al XVI secolo, uno dei quali riproduceva la struttura antica del torrione. Il vecchio e malandato intonaco è stato rimosso e sostituito da un intonaco nuovo fiammante; inoltre, nel medesimo locale è stato eliminato un pilastrino in mattoni a sostegno di un arco, aggiunto quando in cima al torrione è stata posizionata la stazione meteo, sostituito da una fodera dell’arco in acciaio.

L’amministrazione Balice già a settembre 2024, da poco insediata, ha risposto ad un avviso dello Stato per la “Conservazione dei beni culturali”, presentando un progetto di restauro conservativo del Castello, per l’importo complessivo di 1.450.000 euro, da impiegare nel triennio 2025-2027. Tale intervento è stato riproposto in tutti i successivi programmi di lavori pubblici, finché con la variazione del programma dei lavori pubblici del 24 settembre 2025 (delibera di Giunta n. 206) è apparso nel relativo elenco un secondo intervento di “riqualificazione e restauro” del Castello, per l’importo di 1.500.000, con fondi questa volta europei 2021-2027, sempre per il triennio 2025-2027. I due interventi hanno in comune l’oggetto e lo scopo, ma sono distinti: diversi sono i codici unici di intervento e, decisamente strano, diversi i responsabili unici dei progetti.

Con tutta probabilità i due interventi slitteranno al triennio 2026-2028, in attesa di conferma dei relativi finanziamenti, ma la domanda è: se fossero finanziati entrambi, come verrebbero gestiti, visto che sembrano sovrapposti e che per ciascuno il Comune è tenuto a realizzare il progetto come è stato presentato nella domanda di finanziamento? Oppure il secondo progetto è complementare, rispetto al primo, e dunque scevro da sovrapposizioni? Speriamo che sia giusta la seconda ipotesi e speriamo altresì che chi si aggiudicherà i lavori disponga delle necessarie competenze e che il Comune e la Soprintendenza sorveglino adeguatamente l’esecuzione dei restauri.

Un’ultima questione: quando sarà rimosso il casotto in cemento in cima al torrione, adibito a stazione meteo, affidato alla Marina Militare dal 1909 e poi all’Aeronautica Militare dal 1946? Sul torrione potrebbero restare le apparecchiature di monitoraggio, gestibili da remoto, anzi, l’anemometro a forma di aeroplanino deve restare, perché ormai gli siamo affezionati e ci segnala a vista la direzione del vento. La rimozione del casotto restituirebbe al Castello la sua volumetria storica; inoltre, tolto il vincolo di zona militare, la parte superiore del torrione diventerebbe visitabile e gestibile per usi civili.

sabato 4 ottobre 2025

La pineta di Petacciato è un sito naturale da “maneggiare con cura”


 Il testo seguente è il comunicato integrale della Delegazione Lipu litorale molisano, inviato il 25 settembre alla stampa locale, ma da questa praticamente ignorato (solo una testata ne ha riportato alcuni passaggi e senza la firma Lipu.
Ospitando il comunicato in questo blog se ne vuole favorire la diffusione e si invitano i lettori a diffonderlo ulteriormente sulle loro reti sociali.


A fine estate è assurta agli onori delle cronache locali la Pineta di Petacciato, area che, per le sue peculiarità vegetazionali e faunistiche è stata considerata importante per la conservazione della biodiversità in Europa (Direttiva Habitat 92/43/CEE) e pertanto individuata come Zona Speciale di Conservazione (ZSC IIT7228221 “Foce Trigno Marina di Petacciato”). Sul tema hanno polemizzato tra di loro Roberto Di Pardo, ex sindaco di Petacciato e attuale consigliere regionale, e Antonio Di Pardo, ex vicesindaco e sindaco odierno, un tempo politicamente sodali. I due Di Pardo che non sono parenti, nonostante il cognome concordano nel ritenere che la pineta vada “valorizzatae che la gestione dell’area passi dalla Regione Molise al Comune di Petacciato. Per fare che?

Per Roberto Di Pardo servono «accessi ordinati, percorsi e manutenzione programmata»; inoltre, fa sapere che «la Regione ha elaborato una norma che consentirà l’affidamento della pineta a soggetti privati, per una gestione diretta e regolamentata».

Antonio Di Pardo vuole «ricompattare la pineta alla spiaggia» ed ha proposto in Prefettura ed alla Regione «due progetti ambientali volti a restituire decoro e funzionalità alla zona, valorizzandola come spazio naturale fruibile da cittadini e turisti».

Entrambi i Di Pardo non colgono il significato della sigla ZSC che contraddistingue l’area, la cui funzione è la tutela dell’ambiente naturale in quanto tale, in un contesto circostante decisamente antropizzato. Nella pineta e nell’antistante spiaggia hanno il loro rifugio e speranza di sopravvivenza specie animali che necessitano di particolare protezione: tra i rettili, la tartaruga marina, la Testuggine palustre e la Testuggine di Hermann. L’area è importante soprattutto per la sosta e la nidificazione degli uccelli che include ben 31 specie, tra cui la nitticora, il Tarabusino e il Fratino. Inoltre sono stati individuati ben 11 habitat di direttiva che costituiscono un sistema ambientale di pregio per la costa molisana che va assolutamente protetto e gestito secondo i criteri minimi di conservazione individuati da Piani di Gestione predisposti dalla Regione Molise.

La pineta ha significato e valore se resta il più possibile intatta e l’uomo ne resti il più possibile alla larga, non uno «spazio naturale fruibile da cittadini e turisti» e senza «accessi ordinati, percorsi e manutenzione programmata». Un’area ZSC non è una villa comunale dove passeggiare o correre, scorrazzare bambini o cani, allestire un picnic. Certo sono possibili alcuni interventi minimi. La pineta è attraversata da alcuni passaggi che conducono dalla statale 16 al mare, i quali possono essere mantenuti transitabili a piedi dalle persone. Opera meritoria è ancora quella di raccogliere periodicamente le immondizie, che visitatori incivili abbandonano nei pressi della pineta e sulla spiaggia. Non altro. Del tutto improponibile è infine l’affidamento della pineta a privati, che necessariamente cercano il profitto proprio.

A chi, privato o pubblico, avesse intenzione di manomettere la pineta, ricordiamo che qualunque intervento deve superare il filtro della VIncA (Valutazione di incidenza ambientale) e deve essere sottoposto alla conferenza di servizi decisoria, alla quale associazioni e cittadini possono presentare osservazioni.

La pineta, semaneggiata con cura”, rappresenta un valore per l’ambiente e la biodiversità, ma anche culturale ed economico. Petacciato non faccia l’errore di Termoli, che ha consentito la totale cementificazione del litorale nord. Dove prima c’era un sistema dunale, ora sorge uno strano quartiere, sviluppato in lunghezza e disabitato 10 mesi all’anno. Non solo, quello che resta dell’arenile, in teoria spiaggia libera, è in gran parte irraggiungibile, perché esistono solo tre accessi al mare. Tutta l’area ha perso così anche valore economico. Petacciato segua un’altra traiettoria. Faccia dell’area ZSC un elemento di richiamo per un turismo rispettoso dell’ambiente, che cerca luoghi naturali.

Petacciato, 25 settembre 2025

DELEGAZIONE LIPU LITORALE MOLISANO