Il castello di Termoli è il monumento
storico più antico e rappresentativo della città. Esso nei secoli ha
attraversato eventi umani (assalti, aggiornamenti, riusi) e naturali
(terremoti), che hanno lasciato segni nelle sue pietre e nel suo aspetto,
esterno ed interno. Il Castello (d’ora in poi lo scrivo con la maiuscola, come
nome proprio) è un libro aperto sulla storia di Termoli, che in parte abbiamo
imparato a leggere, ma che può rivelarci ancora molto, se si approfondiscono
gli studi materiali su di esso, in associazione ai necessari interventi
periodici di restauro conservativo. Il restauro conservativo è cosa ben diversa
dalla ristrutturazione di un edificio: in quello vige il rispetto delle
modalità costruttive e dei materiali originali, con l’inserimento di elementi
spuri, ben distinti e riconoscibili, solo se indispensabili alla stabilità
dell’edificio; in questa lo scopo è il recupero od il miglioramento funzionale
dell’edificio, con il ricorso alle tecniche più recenti.
L’ultimo restauro conservativo al
quale è stato sottoposto il Castello è avvenuto nel 2021, con fondi europei
2014-202, per complessivi 400.000 euro, inclusi 44.000 euro per “illuminazione
artistica”. Il restauro ha dato esiti non esenti da critiche, in particolare
per la “ripulitura” di un locale nel torrione centrale, dove sul vecchio
intonaco apparivano graffiti risalenti al XVI secolo, uno dei quali riproduceva
la struttura antica del torrione. Il vecchio e malandato intonaco è stato rimosso
e sostituito da un intonaco nuovo fiammante; inoltre, nel medesimo locale è
stato eliminato un pilastrino in mattoni a sostegno di un arco, aggiunto quando
in cima al torrione è stata posizionata la stazione meteo, sostituito da una
fodera dell’arco in acciaio.
L’amministrazione Balice già a
settembre 2024, da poco insediata, ha risposto ad un avviso dello Stato per la “Conservazione
dei beni culturali”, presentando un progetto di restauro conservativo del Castello,
per l’importo complessivo di 1.450.000 euro, da impiegare nel triennio
2025-2027. Tale intervento è stato riproposto in tutti i successivi programmi
di lavori pubblici, finché con la variazione del programma dei lavori pubblici
del 24 settembre 2025 (delibera di Giunta n. 206) è apparso nel relativo elenco
un secondo intervento di “riqualificazione e restauro” del Castello, per
l’importo di 1.500.000, con fondi questa volta europei 2021-2027, sempre per il
triennio 2025-2027. I due interventi hanno in comune l’oggetto e lo scopo, ma sono
distinti: diversi sono i codici unici di intervento e, decisamente strano,
diversi i responsabili unici dei progetti.
Con tutta probabilità i due interventi
slitteranno al triennio 2026-2028, in attesa di conferma dei relativi
finanziamenti, ma la domanda è: se fossero finanziati entrambi, come verrebbero
gestiti, visto che sembrano sovrapposti e che per ciascuno il Comune è tenuto a
realizzare il progetto come è stato presentato nella domanda di finanziamento?
Oppure il secondo progetto è complementare, rispetto al primo, e dunque scevro
da sovrapposizioni? Speriamo che sia giusta la seconda ipotesi e speriamo
altresì che chi si aggiudicherà i lavori disponga delle necessarie competenze e
che il Comune e la Soprintendenza sorveglino adeguatamente l’esecuzione dei
restauri.
Un’ultima questione: quando sarà rimosso il casotto in cemento in cima al torrione, adibito a stazione meteo, affidato alla Marina Militare dal 1909 e poi all’Aeronautica Militare dal 1946? Sul torrione potrebbero restare le apparecchiature di monitoraggio, gestibili da remoto, anzi, l’anemometro a forma di aeroplanino deve restare, perché ormai gli siamo affezionati e ci segnala a vista la direzione del vento. La rimozione del casotto restituirebbe al Castello la sua volumetria storica; inoltre, tolto il vincolo di zona militare, la parte superiore del torrione diventerebbe visitabile e gestibile per usi civili.