La fine del
Grande Scempio è stata decretata con la delibera di Giunta n. 161 del 9 luglio,
che ha revocato per venire meno della fattibilità e del pubblico interesse il
suo atto di nascita: la delibera di Giunta n. 291 del 5 novembre 2015; la
vicenda ha in realtà preso l’avvio con la delibera di Giunta n. 245 del 25
settembre 2014, che autorizzava gli uffici tecnici competenti ad avviare un
confronto concorrenziale per la realizzazione, in finanza di progetto, di un
parcheggio multipiano sotto Piazza Sant’Antonio, del recupero del parcheggio
multipiano (in abbandono) del Pozzo Dolce e di «un
collegamento viario alternativo con il lungomare nord» (il futuro tunnel). In totale
fanno quasi 11 anni. Come prescritto dalla legge 241/1990, la revoca è stata
preceduta dalla comunicazione a De Francesco Costruzioni dell’avvio del
procedimento di revoca, avvenuta una prima volta il 20 giugno ed una seconda il
23, elencando le criticità riscontrate ed invitando la destinataria a produrre
le sue controdeduzioni nel termine di 7 giorni. De Francesco Costruzioni ha
risposto ai rilievi sollevati dal Comune il 26 giugno, ma essi sono stati considerati
inadeguati dall’amministrazione comunale, perché si ridurrebbero «a riaffermare la pretesa e presunta
esistenza di un affidamento maturato nel tempo». Il Grande Scempio ha
tuttavia lasciato un erede, il Figlio del Grande Scempio, alias Rigenerazione urbana, per la realizzazione con 5 milioni di
fondi PNRR di un parcheggio sotto Piazza Sant’Antonio, la “riqualificazione” della
superficie della piazza ed il recupero del parcheggio abbandonato del Pozzo
Dolce. Dubito che il Figlio del Grande Scempio avrà vita facile.
Le censure opposte dall’amministrazione al Grande
Scempio sono una novità?
Le censure
dell’amministrazione comunale al Grande Scempio sono state redatte sulla scorta
del parere pro veritate prodotto dall’avv.
Gianluca Piccinni, con studio a Roma, incaricato il 3 aprile, che in due
settimane ha sviluppato un ottimo lavoro, meritando la parcella di poco meno di
diecimila euro. Nel leggere nella delibera di revoca la sintesi delle
illegittimità rilevate dall’avv. Piccinni ho ritrovato le stesse critiche
sollevate tempo fa dal Comitato No Tunnel e da me stesso in una serie di
articoli; critiche alle quali sono rimaste tenacemente sorde la Giunta Sbrocca,
quella Roberti-Ferrazzano e, fino a poco fa, anche la Giunta Balice. Misteri
dell’otoiatria.
C’è solo un
punto che per me è stato una novità: la verifica del progetto esecutivo - obbligatoria
per legge prima della firma del contratto - affidata tramite gara a Cavallaro
& Mortoro srl di Scafati (SA) (determina n. 52 del 17 gennaio 2019) - era
stata effettivamente realizzata ed aveva rilevato numerose “non conformità”
progettuali ed economiche. Il Comune di Termoli ha chiesto copia di tale
relazione solo il 28 dicembre 2023 e Cavallaro & Mortoro ha inoltrato il
documento, specificando che all’epoca si sono tenute diverse riunioni con i
progettisti per dirimere le non conformità, ma non ha fatto seguito alcuna
modifica. Dunque, in mancanza del parere di conformità tecnica ed economica, il
contratto con De Francesco Costruzioni non poteva essere firmato.
Perché la revoca è intervenuta solo ora? Quando e chi
avrebbe dovuto esercitarla?
Risaliamo
al 4 giugno 2021, quando l’allora Giunta Roberti ha risposto all’avviso per
l’assegnazione di fondi PNRR per la “rigenerazione urbana”, ed al 30 dicembre
2021, quando il Ministero degli affari interni ha ammesso al relativo finanziamento
di 5 milioni il Comune di Termoli. Sempre la Giunta Roberti, l’8 febbraio 2022
ha chiesto alla Regione di riprogrammare i 5 milioni riservati al tunnel sul
finanziamento di un parcheggio multipiano in Piazza Donatori di sangue. La
riprogrammazione è stata approvata, a condizione che il sindaco firmasse personalmente
la richiesta e sollevasse la Regione da ogni eventuale responsabilità, cosa che
è avvenuta l’11 ottobre 2022. Il venire meno del finanziamento per il tunnel è
una revoca di fatto del Grande Scempio ed il procedimento di revoca andava
avviato formalmente quantomeno subito dopo l’11 ottobre 2022 dalla Giunta
Roberti.
I fratelli De Francesco “sbancheranno” il Comune?
Prima ancora della “dipartita” ufficiale del Grande Scempio, le cassandre hanno predetto catastrofici danni economici al Comune, conseguenti a risarcimenti miliardari da riconoscere ai fratelli De Francesco. Puro allarmismo senza fondamento. Non solo l’eventuale responsabilità dell’amministrazione sarebbe soltanto precontrattuale, ma il comma 1-bis dell’art. 21-quinquies della ricordata legge 241/1990 precisa: «Ove la revoca di un atto amministrativo ad efficacia durevole o istantanea incida su rapporti negoziali, l'indennizzo liquidato dall'amministrazione agli interessati è parametrato al solo danno emergente e tiene conto sia dell'eventuale conoscenza o conoscibilità da parte dei contraenti della contrarietà dell'atto amministrativo oggetto di revoca all'interesse pubblico, sia dell'eventuale concorso dei contraenti o di altri soggetti all'erronea valutazione della compatibilità di tale atto con l'interesse pubblico.» Dunque i fratelli De Francesco possono aspirare al massimo all’indennizzo del solo danno emergente, non a mancati utili o penali. Non solo, il comma dice anche che nel riconoscere l’indennizzo bisogna tenere conto di quanto i fratelli De Francesco avessero o potessero avere contezza di eventuali illegittimità del procedimento e incompatibilità con il pubblico interesse; circostanze queste tante e tali da generare l’imbarazzo della scelta. Lo sbandierato spauracchio dei risarcimenti può ridursi ad uno zero tondo tondo.
Mi permetto, comunque, di ricordare una circostanza non irrilevante ai fini della definizione della diatriba economica con la ditta e, cioè, che in ogni contrattazione con la Pubblica Amministrazione, deve essere acclarata e ben evidente la capacità finanziaria della contraente, la sua cristallina estraneità da ogni legame con organizzazioni criminali, la sua assoluta riconoscibilità ed inequivocabile ragione sociale ed infima, sebbene al di fuori di ogni originaria preclusione la verifica del suo comportamento in operazioni analoghe presso comunità municipali territorialmente viciniori
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