lunedì 17 luglio 2023

Incompiute e malcompiute delle piscine nel parco comunale di Termoli


Correva l’anno 1974 quando il sindaco Di Giandomenico inaugurò nel parco comunale di Termoli una piscina pubblica, anzi due: una piccola ed una grande. La vasca grande doveva essere lunga 25 metri e profonda 1,60 metri, consentendo di tenere le gare in vasca “corta”, ma il progettista, considerato un’autorità indiscussa, propose l’aggiunta delle piattaforme per i tuffi (a 3, 5 e 10 metri), il che comportò: 1°) l’aumento della profondità della vasca a 4,80 metri nella zona dei tuffi, per poi salire gradualmente fino ad 1,60 metri; 2°) l’allungamento della vasca a 33 metri, per le regole di sicurezza nei tuffi. Codesti “miglioramenti” causarono due conseguenze nefande: un notevole incremento dei costi di funzionamento, dovuto alla triplicazione della quantità d’acqua necessaria a riempire la vasca; l’impossibilità di tenere competizioni natatorie ufficiali, che richiedono vasche da 50 o 25 metri di lunghezza. L’impianto era altresì scoperto, il che limitava il suo utilizzo alla stagione estiva. Comunque sia, la piscina funzionò per due o tre lustri, fino a quando il torrente Rio Vivo non esondò, allagando l’impianto e, soprattutto, i locali tecnici che ospitavano pompe, motori e filtri, i quali (non essendo stata prevista alcuna protezione in caso di inondazione) andarono completamente distrutti. L’evento, unito alla concomitante apertura di una piscina comunale coperta, determinò l’abbandono dell’impianto, che poco a poco si ridusse ad un rudere.

Passano i decenni, finché nel 2017 l’amministrazione Sbrocca candida il recupero dell’impianto ai finanziamenti del Fondo Sviluppo e Coesione 2014-2020, per l’importo totale di 937.615 euro; l’idea iniziale è «la ristrutturazione del vecchio edificio a servizio dell’impianto oltre alla riqualificazione e copertura della vasca piccola, e la riqualificazione della vasca grande e delle relative pertinenze» (delibera di Giunta n. 225, del 02/08/2017). La Regione, che gestisce il FSC 2014-2020, ammette il progetto tra quelli finanziabili – con un contributo di 600.000 euro, mentre i restanti 337.615 euro resterebbero a carico del Comune (16/02/2018) - e infine lo approva il 18/10/2018.

Non riferisco l’intero procedimento amministrativo che ne seguì, mi limito agli eventi salienti. Il 14/03/2019 (determina n. 544) - poco prima delle elezioni comunali di giugno, che perderà – la Giunta Sbrocca approva una importante variante progettuale: invece del ripristino delle due vasche (grande e piccola), si stabilisce di realizzare una sola vasca, ma olimpionica, di 50 metri per 21, profonda 2 metri. L’aggiornamento genera un aumento dei costi dell’opera ad 1.187.615 euro; i 250.000 euro di incremento sono a carico del Comune, il cui impegno finanziario sale così a 587.615 euro. L’idea di abbandonare le due vasche per realizzarne una olimpionica mi pare condivisibile, salvo il fatto che le odierne piscine olimpioniche sono larghe 26 metri e non più 21, perché ospitano 10 corsie, non 8.

Il 21/05/2020 (determina n. 848) nuova variante, questa volta in corso d’opera. Non è dato sapere esattamente da quale mente sia scaturita la variante; la relativa determina dice genericamente che l’Amministrazione (dunque quella Roberti, subentrata a quella Sbrocca il 13 giugno 2019) ha sentito l’esigenza «di suddividere la vasca natatoria della piscina in due unità da 25 mt. mediante utilizzo di “pontile mobile”, al fine di ottimizzare gli spazi e gestire attività diverse in contemporanea; tale circostanza, comporta di conseguenza di variare l'estensione della lunghezza della vasca di mt. 1,50 con conseguenti opere di adeguamento come i percorsi relativi ai servizi igienici del pubblico; […]». La sottolineatura è mia. La decisione lascia sconcertati. La suddivisione della vasca in due sezioni, dove svolgere in contemporanea attività diverse, si può ottenere semplicemente stendendo a metà vasca una sagola con dei galleggianti, come si fa per delimitare le corsie, senza introdurre un pontile mobile, costoso da realizzare e da gestire. Se proprio ci si vuole complicare la vita e si decide di allestire un pontile mobile, bisogna anche preventivarne il costo di costruzione e finanziarne la spesa; invece non è stato preventivato né stanziato un centesimo. A lavori ultimati (a febbraio 2023 è stato rilasciato il certificato di regolare esecuzione) ci troviamo con una piscina “super-olimpionica” da 51,50 metri, inutilizzabile per le competizioni, visto che del pontile mobile non c’è neanche l’ombra.

Intanto sono ulteriormente cresciuti i costi. Ci si è resi conto che l’impianto fognario che serviva le vecchie piscine era completamente da rifare; così il Comune ha dovuto sobbarcarsi l’ulteriore spesa di 210.000 euro, coperti con un mutuo della Cassa depositi e prestiti. Il costo totale dell’opera ha così raggiunto 1.437.370 euro, di cui 620.085 euro finanziati dal FSC 2014/2020 e 817.285 euro a carico del Comune.

Le vicende della nuova piscina nel parco non finiscono qui. Come si è detto, l’opera è stata progettata, appaltata e realizzata scoperta, ma l’amministrazione Sbrocca aveva previsto che la copertura venisse realizzata a cura e spese della società che si fosse aggiudicata la finanza di progetto per la gestione ventennale del trasporto pubblico di Termoli e di altri servizi, tra i quali la piscina stessa (naturalmente gratis). Peccato che tra i documenti di gara manchi qualunque indicazione tecnica ed economica che descriva tale copertura. Nonostante che questa finanza di progetto sia piena zeppa di illegittimità amministrative - censurate dal Consiglio Generale dell’ANAC nell’adunanza del 12/01/2022 - il procedimento viene continuato e concluso dalla subentrata Giunta Roberti, con l’aggiudicazione il 20/07/2020 a GTM srl di Giuseppe Larivera e la decorrenza del contratto e della convenzione dal 1° settembre 2021. E la copertura? A novembre 2021 GTM srl presenta un progetto, accettato senza critiche dall’Amministrazione comunale, dove la copertura non è altro che una tettoia priva di infissi, realizzata in legno lamellare, «che potrà essere utilizzata prevalentemente nella stagione estiva».

Arriviamo all’inaugurazione dell’opera, avvenuta il 22/06/2023, immediatamente prima delle elezioni regionali del 25-26 giugno, con l’impianto che non dispone ancora della tettoia e men che meno del pontile mobile. La storia continua.

 

domenica 2 luglio 2023

Considerazioni sulle elezioni regionali in Molise del 25-26 giugno 2023


 

Un’analisi accurata del voto dei molisani alle regionali appena concluse richiederebbe la conoscenza dei risultati e dei flussi articolati per sesso, età, grado di istruzione, attività svolta, classe sociale, luogo di residenza. Dati stimabili con un’indagine demoscopica che non c’è o, se c’è, non è di dominio pubblico. Ciò nonostante, alcune considerazioni generali si possono fare con l’ausilio dei soli risultati elettorali generali.

Cominciamo dalla partecipazione al voto. Il dato ufficiale dei votanti rispetto agli elettori, raffrontato con le regionali del 2018, mostra un calo percentuale non particolarmente accentuato dal 52,2% al 47,9%. Si è però rilevato che alle regionali sono inclusi tra gli elettori anche i molisani residenti all’estero, la cui reale partecipazione al voto è trascurabile, se non nulla. Tenendo conto solo degli elettori residenti in regione, nel 2023 ha votato il 64,8%, contro il 68,3% del 2018. Per chiarezza, ho ricalcolato la partecipazione al voto confrontando i votanti (157.181 nel 2023) con i soli elettori residenti in Molise (242.494 nel 2023), non con il numero totale degli elettori (327.805 nel 2023), che include i residenti all’estero. Così ricalcolati, i dati regionali sono confrontabili con la partecipazione al voto nelle politiche del 2022, dove sono elettori solo i residenti in regione, che è stata del 56,6%. La maggiore partecipazione al voto alle regionali, rispetto alle politiche, indica che in Molise il richiamo al voto è più personale che politico. Concetto espresso efficacemente dall’eurodeputato Aldo Patricello in una intervista pubblicata il 25 giugno, quando ha affermato: «Contano le famiglie, si vince annullando l’identità.» In termini più crudi, si vince con le pratiche clientelari, concedendo o, più frequentemente, promettendo favori e protezione, piuttosto che tutelando i diritti; si vince spogliando i cittadini della loro identità civile e riducendoli a clientes.

Un indice della propensione alla personalizzazione e spoliticizzazione del voto si può desumere confrontando il numero dei voti al solo candidato presidente, che riflettono un orientamento politico di area, con quelli totali alla coalizione. Lo schieramento più personalistico è quello detto di centro-destra, dove il 3,7% dei voti raccolti dalla coalizione sono andati al solo candidato presidente, mentre nello schieramento chiamato progressista i voti al solo candidato presidente sono stati l’11,5% del totale ottenuto dalla coalizione.

Venendo ai risultati di coalizione, il dato più eclatante è il balzo in avanti del centro-destra, che ha raccolto il 62,2%, rispetto al 43,7% delle regionali del 2018 ed al 42,9% delle politiche del 2022. I progressisti si sono fermati al 36,2, mentre nel 2018 il M5S da solo ha raccolto il 38,8% e la coalizione guidata dal PD il 17,2%; nelle politiche del 2022 il M5S, sempre da solo, è sceso al 24,3% e la coalizione a guida PD è salita al 23,3%.

I risultati elettorali delle regionali 2018 e delle politiche 2022 potevano far pensare ad una contendibilità delle regionali del 2023, se non ad un vantaggio dei progressisti, dato anche il disastroso quinquennio presieduto da Toma, che i suoi stessi compagni di coalizione hanno preferito mettere da parte. Il risultato del centro-destra è ancora più sorprendente se guardiamo ai consiglieri eletti: nel nuovo Consiglio regionale sono 13, nel precedente 12, di cui ben 9 sono conferme di consiglieri uscenti. A parte il siluramento di Toma ed il cambio del candidato presidente, la nuova maggioranza regionale è un calco di quella precedente; quindi il balzo elettorale non può essere spiegato con un rinnovamento del personale politico di centro-destra, che pure nella consiliatura uscente ha dato pessima prova di sé. Basti menzionare lo stato di “liquefazione” del Servizio sanitario regionale ed il dissesto del bilancio regionale (il rendiconto del 2021 è stato bocciato dalla Corte dei conti nel giudizio di parificazione e quello del 2022 non è stato approvato dal Consiglio uscente).

È vero che anche i progressisti non hanno brillato dal lato del rinnovamento dei candidati e delle proposte politiche. Questo avrebbe potuto favorire un aumento del non voto, che c’è stato, però in misura modesta, insufficiente a spiegare lo spostamento di più di 20.000 voti da uno schieramento all’altro: il centrodestra ha raccolto 94.770 voti, contro i 73.229 del 2018. A favore del centro-destra ha probabilmente giocato anche il conformismo di elettori spoliticizzati, che tendono a seguire l’onda, capaci di passare dal voto al M5S a quello a FdI.

L’interpretazione più plausibile del voto mi sembra quella di classificare gli elettori molisani in tre gruppi: quelli, circa un terzo, che hanno “staccato la spina” con la politica e le istituzioni rappresentative; quelli, minoritari, che votano per credo politico (più a sinistra che a destra); quelli, maggioritari, che non credono alla politica, ma votano la persona o seguono la tendenza del momento.