La mattina
del 10 giugno si è tenuto a Termoli, presso la Curia vescovile, un incontro
pubblico, organizzato dal Comitato 4 Giugno, in cui i tre candidati alla
presidenza del Molise sono stati invitati ad esprimersi su un documento degli
organizzatori, incentrato sulla produzione in regione di energia eolica e
fotovoltaica e sulle ricadute sul territorio, ed a firmare un impegno in sette
punti su tali temi. Prima di dare spazio agli interventi dei tre invitati, è
necessario qualche cenno sul saluto iniziale del vescovo Gianfranco De Luca e
sull’intervento introduttivo di Famiano Crucianelli, che ha riassunto il
documento posto in discussione dal Comitato 4 Giugno. Chiuderò con alcuni commenti.
Sull’indirizzo
di saluto del “padrone di casa” non ci sarebbe nulla da dire, se non rilevare
un’incauta affermazione favorevole al nucleare (ma non in Molise), perché – ha argomentato
il presule – si fida della scienza.
Crucianelli
ha ricordato l’ineludibilità della transizione ecologica, contro il
riscaldamento globale dovuto ai rilasci in atmosfera di CO2. Venendo
a questioni locali, ha lamentato l’esorbitante quantità di impianti eolici e fotovoltaici
realizzati in Molise su terreni agricoli e l’elevato numero di richieste di
nuove concessioni. Tutto ciò in danno di produzioni vitivinicole, olearie e
ortofrutticole, oltre che dell’agriturismo, che rappresenterebbero la
principale vocazione economica dei nostri territori; pertanto, deve essere
sancito il divieto assoluto di realizzare sul suolo impianti eolici e
fotovoltaici. Viceversa, deve essere incentivata l’installazione di impianti
fotovoltaici sulle coperture degli edifici agricoli. Quanto all’eolico, deve
essere realizzato un impianto galleggiante a mare - «solo dopo accurati studi
di impatto ambientale, lontano dalla costa e senza contrastare le attività
turistiche, di navigazione e della pesca» - «per sostenere, con energia pulita,
le esigenze civili e produttive territoriali, a partire dalla Gigafactory di
Termoli», anche in termini di riduzione del costo dell’energia elettrica per
imprese e famiglie.
Roberto
Gravina ha avuto la parola per primo. Egli ha considerato che la transizione
ecologica ha molte sfaccettature, ad esempio quella dei trasporti pubblici. Ha
ricordato che il Piano energetico ambientale regionale (PEAR) risale al 2017,
non è stato dotato dei necessari decreti attuativi, ed ormai può considerarsi
superato e da riscrivere. Si è detto favorevole a bandire il fotovoltaico al suolo
e ad incentivare quello sulle coperture. È favorevole all’eolico offshore con compensazioni e qui ha
fatto l’esempio dei pozzi petroliferi in Basilicata, la cui realizzazione è
stata accompagnata da ristori. Concludendo ha affermato che bisogna «chiudere la fase dei no a
prescindere.»
La parola è
passata a Francesco Roberti. In Molise – ha esordito – abbiamo molte aziende
energivore, ad esempio i pastifici. L’eolico offshore è positivo e addirittura
crea vantaggi all’ecosistema marino, perché intorno agli aerogeneratori si
creano «oasi
naturali». Anche lui
si è espresso contro il fotovoltaico al suolo, che lo rende sterile. Da
ingegnere elettronico – ha precisato – le tecnologie di produzione elettrica
realmente verdi sono il geotermico e l’idroelettrico. Il limite
dell’elettricità – ha continuato – è che va prodotta e consumata, per non
andare perduta. Qui interviene il ruolo dell’idrogeno, come stoccaggio di
energia elettrica in eccesso. La questione energetica deve essere affrontata
non solo dal lato della produzione, ma anche da quello dei consumi, che vanno
ridotti. Roberti ha accennato a Stellantis [che sarà sostituita dalla ACC,
ndr], che avrà bisogno di decuplicare i consumi elettrici e quadruplicare
quelli idrici. Bene installare pannelli fotovoltaici sulle coperture degli
edifici agricoli, con l’aiuto di contributi pubblici. In Molise dovremmo dare
maggiore impulso all’idroelettrico, frenato da troppi vincoli. Bisogna anche
vigilare su possibili infiltrazioni malavitose nel business dell’energia verde. Infine le tasse: le società di
progetto che realizzano impianti insediati in Molise devono avere la sede
legale in Molise e pagare qui le tasse.
Terzo
oratore Emilio Izzo. Chi si aspettava un intervento “eversivo” è restato
deluso. Egli ha rivendicato che da anni lotta contro l’eolico selvaggio,
subendo anche minacce personali, ed ha citato il caso di tentativi falliti di
installare campi eolici a Sepino ed a Montecilfone. Basta con l’eolico, perché
il Molise ha già dato. A seguire, Izzo si è prodotto in un semiserio elogio di
Roberti, dichiarando di avere molto apprezzato le sue spiegazioni tecniche e
che – se dovesse diventare presidente del Molise – gli chiederebbe di entrare
in Giunta, pur essendo di diversa provenienza politica. Tornato alla produzione
elettrica da fonti rinnovabili, ha asserito che la prima cosa da definire sono
i ristori. Già oggi produciamo più elettricità di quanta consumiamo. Infine,
l’eolico galleggiante sarebbe più ecocompatibile, perché le torri non devono
essere piantate sul fondale.
Comincio
commentando la proposta del Comitato 4 Giugno di divieto assoluto di campi
eolici su aree agricole ed invece la loro fattibilità in alto mare, purché – si
è detto - non siano impattanti ambientalmente e non confliggano con la pesca,
la navigazione e il turismo. La questione non può essere posta in astratto. È arcinoto che è in corso un
processo di valutazione del progetto denominato Eolico Offshore Molise (EOM). È in specifico su di esso che
bisogna pronunciarsi, senza rifugiarsi in affermazioni generali. Il Comitato 4
Giugno considera o no impattante ambientalmente ed economicamente un campo
eolico marino esteso su 295,4 km2, cioè più ampio della somma dei
territori di tutti e quattro i comuni rivieraschi del Molise, che ammonta a 261
km2? Inoltre, non è chiaro perché la stessa regola generale – realizzazione
del parco eolico previa verifica della compatibilità ambientale, paesaggistica
ed economica – applicabile al mare non dovrebbe valere anche sulla terra ferma.
Sul suolo si incontrano certamente più vincoli e le situazioni vanno esaminate
nello specifico caso per caso, ma non si può escludere in assoluto la
coesistenza di impianti eolici e di produzioni agricole (in particolare di
seminativi), che nella realtà pratica esiste già da anni anche in Molise. Intorno
alle 79 torri eoliche (non centinaia) esistenti in Molise non c’è affatto il
deserto, ma campi coltivati.
L’argomento
– condiviso da Roberti - che l’eolico sul mare del Molise è necessario
principalmente per fornire elettricità verde alla “gigafactory” ACC, per
caricare le batterie che saranno prodotte, è del tutto infondato. ACC ha
dichiarato che dal 2030, a regime, avrà bisogno annualmente di 40 GWh
(gigawattora) di elettricità. Già ora il Molise è in grado di soddisfare di
gran lunga tale domanda energetica, in quanto produce annualmente oltre 1.400
GWh di elettricità da rinnovabili, di cui oltre la metà dall’eolico terrestre.
Quanto alla
riduzione del costo dell’elettricità per imprese e famiglie, sarebbe stato
doveroso informare che, nel caso dell’elettricità da fonti rinnovabili, la
legge italiana vieta le compensazioni a favore di regioni e province e quelle
meramente patrimoniali a favore dei comuni; in caso di elevato impatto
territoriale, sono ammesse misure compensative di carattere ambientale e
territoriale, non eccedenti il 3 % del valore dell’elettricità prodotta (DM
10/09/2010, allegato 2, artt. 1 e 2). Non siamo affatto di fronte ad un caso,
come quello citato a sproposito da Gravina, riguardante le compensazioni alla
Basilicata per i pozzi petroliferi. Le norme si possono cambiare? Certamente.
Si stia però attenti a non alimentare facili aspettative.
È estremamente deludente che Gravina
abbia stigmatizzato i “noisti” a prescindere, senza chiarire se in tale vituperato
novero intenda includere anche coloro che criticano non l’eolico offshore in
generale, ma lo specifico progetto EOM, tra i quali si contano molti esponenti del suo stesso partito
ed alcuni del PD, suo alleato.
Sempre in
tema di eolico offshore, si confonde Roberti quando sostiene che i parchi
eolici a mare costituiscono delle riserve marine. La confusione è tra
l’offshore su profondità fino a 40-50 metri, dove le torri vengono piantate sui
fondali, e quello flottante su profondità maggiori. Nel primo caso (basse
profondità) Roberti ha perfettamente ragione, perché la biosfera marina
colonizza la parte sommersa delle torri, nel secondo caso (elevate profondità),
che è quello del progetto EOM, non è così, perché la sottostruttura
galleggiante è soltanto ancorata al fondale.
Venendo
alla produzione di idrogeno come sistema di stoccaggio dell’elettricità che la
Rete di trasmissione nazionale (RTN) di Terna non riesce a ricevere o a
distribuire, Roberti fa di nuovo confusione. il principio da lui enunciato è
sacrosanto ed alla relativa tecnica è stato dato il nome “Power to Gas” (P2G);
ma nel caso specifico di EOM non si tratta affatto di recuperare la produzione
elettrica eccedentaria, che altrimenti andrebbe persa; infatti, si ipotizza di
creare nel nucleo industriale di Termoli due impianti con una potenza
installata complessiva addirittura di 800 MW (megawatt), che annualmente dovrebbero
consumare 2.400 GWh di elettricità e 570 milioni di litri d’acqua
dell’acquedotto (quattro volte la capienza del Liscione).
Ha ragione
Roberti riguardo alla necessità di vigilare sulla natura degli investitori e
del denaro investito nelle rinnovabili; però nuovamente bisogna passare dal
generico allo specifico. Il progetto EOM è stato presentato da una società di
progetto, Maverick srl, controllata da Green Bridge srl, che insieme hanno un capitale
sociale di 12.500 euro, non hanno dipendenti e fanno capo entrambe al sig. R.
L., di professione consulente d’impresa. È evidente che R. L. non ha le
capacità finanziarie per sostenere un investimento che dovrebbe essere di 5,5
miliardi. Ad aggravare la situazione c’è il fatto che la parte del progetto
relativa all’eolico presentata da Maverick srl è copiata di sana pianta dal
progetto presentato in precedenza dalla società Iron Solar srl, per un parco offshore flottante nel Basso Adriatico.
Sono di
nuovo d’accordo con Roberti, questa volta senza se e senza ma, sul fatto che le
società di progetto che investono in Molise devono avere in regione la sede
legale e pagare qui le tasse.
Alla fine tutti e tre i candidati alla presidenza del Molise hanno sottoscritto i sette punti proposti dal Comitato 4 Giugno. Non ci si deve meravigliare se alle elezioni il partito maggioritario ed anche in crescita è quello dei non votanti.