La
sera del 29 maggio il Consiglio comunale di Termoli ha approvato il rendiconto
2022, assenti il sindaco ed il vicesindaco, probabilmente impegnati nella
campagna elettorale per le regionali. Il risultato finanziario per competenza –
che è quello più importante, perché deve essere non negativo – si è chiuso con
un avanzo di 8,4 milioni, che è il migliore di sempre. È positivo per 1,8
milioni anche l’equilibrio complessivo, che rappresenta l’esposizione
finanziaria complessiva dell’ente. Il risultato di amministrazione – un altro
saldo che indica quanto l’ente è in grado di fare fronte agli impegni
finanziari assunti - in disavanzo fino al 2020, è risultato in avanzo di 507.302
euro, migliorando l’avanzo di 128.716 euro conseguito nel 2021.
Lo
stato finanziario dell’ente appare di tutta tranquillità, ma questo quadro si
rivela meno positivo se consideriamo l’andamento dei residui attivi (crediti
non riscossi) e del fondo crediti di dubbia esigibilità (FCDE), che indica i
residui attivi che si stima vadano persi. I residui attivi 2022 sono ammontati
a 36,4 milioni (+ 6,6%), il FCDE a 21,5 milioni (+ 8,8%), di cui 20,5 milioni a
fronte di residui attivi tributari ed un milione di residui attivi extratributari.
I
problemi di mancate riscossioni si concentrano su due categorie fiscali, l’IMU
e la TARI, da cui nel 2022 è derivato il 91% dei residui tributari (21,6
milioni) ed il 93% dei relativi apporti al FCDE (19,1 milioni). Nel caso
dell’IMU i residui ed il FCDE sono da attribuire quasi per intero agli
accertamenti da recupero evasione, che da anni rappresentano addirittura un
quarto del totale degli accertamenti IMU; invece per gli accertamenti IMU ordinari
il tasso di riscossione nell’esercizio di competenza oscilla, sempre da anni,
intorno al 97%, una percentuale ottima. Per la TARI gli accertamenti da
recupero evasione hanno un peso minore (nel 2022 il 7% del totale), è invece
problematica la riscossione nell’esercizio di competenza degli accertamenti TARI
ordinari, in tendenziale peggioramento, scesa al 53% nel 2022, contro il 57%
nel 2021, il 69% nel 2020 ed il 72% nel 2019.
I
fenomeni ora descritti permangono da anni e sono gravi, perché le entrate
“accertate” sono conteggiate nel bilancio finanziario per competenza
indipendentemente dalla loro riscossione, falsando l’effettiva disponibilità
finanziaria dell’ente, che fa affidamento su entrate fiscali “fantasma”, che
non saranno mai riscosse, per diversi milioni l’anno. Nel 2020 i residui attivi
hanno toccato l’apice con 54,6 milioni, di cui 43,6 milioni da entrate
tributarie, ed il FCDE ha raggiunto 34,3 milioni; valori allarmanti, se si
considera che in quell’anno le entrate correnti “accertate” sono ammontate a 37,5
milioni. Nel 2021 la riscossione straordinaria di 12,6 milioni, dovuta alla
chiusura del contenzioso fiscale con Edison-Eni, ha contribuito in modo
determinante alla riduzione dei residui attivi a 34,2 milioni e del FCDE a 19,8
milioni; tuttavia, come si è detto, nel 2022 sia i residui attivi che il FCDE
hanno ripreso a salire.
L’Amministrazione
comunale dovrebbe analizzare il fenomeno delle entrate fantasma, cominciando
con l’individuare le tipologie di contribuenti IMU e TARI problematici, in modo
da progettare ed applicare interventi mirati; per l’IMU andrebbero ricercati
anche i falsi accertamenti da recupero evasione. Per raggiungere questi scopi l’Amministrazione
può ottenere utili informazioni incrociando le banche dati IMU e TARI; inoltre,
l’archivio IMU può essere ripulito dalle doppie imputazioni sugli stessi
immobili, a seguito della loro vendita, che potrebbero costituire una
componente importante dell’esorbitante percentuale degli accertamenti da
recupero evasione (presunta) a carico dei precedenti proprietari.
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