Tre giorni fa su un quotidiano regionale è
apparso un articolo di commento alle dichiarazioni sulla sanità molisana,
rilasciate dal presidente della Regione ad una tv locale. L’articolista
trattiene a mala pena l’esultanza già nel titolo: «Toma: “Il Molise verso l’azzeramento del debito sanitario. In arrivo
dal Governo 103 milioni di euro”.» L’articolo informa altresì che sono in
arrivo da Roma altri 40 milioni per coprire il debito (presunto) con l’INPS e
che è in corso un bando per dieci assunzioni. Il pezzo si conclude con il
seguente auspicio: «Dopo 14 anni di
piano di rientro e 12 di commissariamento, la Regione progressivamente
comincerà ad avere in prima persona il controllo del sistema sanitario.»
Parto dai 40 milioni di presunto debito del
SSR verso l’INPS. Con il terremoto del 2002 si dispose la sospensione del
pagamento dei contributi previdenziali di quelle che all’epoca erano le tre ASL
del Molise. Tali contributi sono rimasti “sospesi” e l’INPS giustamente li
rivendica. Ma da chi? Il debitore è la Regione Molise, non l’ASReM; infatti,
con la legge regionale n. 9 del 1° aprile 2005, è stata costituita l’ASReM come
soggetto giuridico autonomo dalle precedenti ASL, che sono state
contestualmente sciolte, ponendo i relativi rapporti giuridici debitori e
creditori in capo alla Regione. Si aggiunga che la legge regionale (di
bilancio) n. 11 del 28 novembre 2016 ha previsto un apposito capitolo di spesa
di 47.175.535,98 euro, a copertura del debito residuo verso l’INPS. Questi 47,2
milioni, benché previsti nella citata legge regionale, non sono stati pagati,
così ad essi si sono aggiunti altri 39.611.667,13 euro per sanzioni ed
interessi. La complessiva somma di 86.787.203,11 euro è pertanto in capo alla
Regione (ordinanza della Corte di Cassazione n. 17631 del 1° luglio 2019).
E allora che c’entra l’ASReM? È
successo che l’INPS ha erroneamente notificato i 39,6 milioni per sanzioni e interessi
all’ASReM. Si tratta di un evidente errore formale, dato che sanzioni ed
interessi non possono che gravare sul debitore inadempiente. Nella stesura del
bilancio consuntivo 2019 del SSR, il direttore generale dell’ASReM, dottor
Oreste Florenzano, ha preteso di inserire tra gli accantonamenti per rischi i citati
39,6 milioni, contro l’espresso parere della struttura commissariale, del
Tavolo tecnico e del revisore contabile (KPMG Advisory spa e Università Commerciale
Luigi Bocconi). Non contento di ciò, Florenzano ha aumentato tutti gli
accantonamenti per rischi, che nel 2019 sono schizzati a 80,1 milioni, contro
23,4 milioni del 2018, incrementando di 56,7 milioni. Aggiungiamo che nel 2018
il saldo tra proventi ed oneri straordinari è stato positivo per 18,9 milioni, mentre
nel 2019 risulta negativo per 8,4 milioni, generando una variazione negativa di
27,2 milioni. Si deve constatare che la differenza tra la perdita di esercizio
nel 2019 di 117,1 milioni, e la perdita nel 2018 di 16 milioni, dipende per
83,9 milioni dagli accantonamenti per rischi e dal saldo di proventi ed oneri
straordinari. Florenzano è un amministratore iperprudente? Mi limito a
constatare che tale (ipotetica) prudenza è funzionale alla tesi che, “conti
alla mano”, il primo anno di gestione del commissario forestiero, dottor Angelo
Giustini, ha generato un disastro economico.
Quanto ai 103 milioni per soddisfare i
creditori dell’ASReM, tali risorse sono benvenute e tuttavia coprono solo un
terzo del debito ASReM, che nel 2019 risulta di 312,5 milioni, di cui 170,6
milioni verso fornitori. Il SSR del Molise necessita di una ricostruzione dalle
fondamenta. Non c’è solo l’esigenza di nuove e maggiori risorse finanziarie, ma
specialmente quella di ridefinire il sistema decisionale (se preferite
l’inglese, la governance), di
ridisegnare l’architettura organizzativa e di controllo. Lo smantellamento
graduale del SSR ha colpito pesantemente il personale, più di tutti quello
medico, e gli investimenti in attrezzature ed impianti biomedicali. Nel 2017,
secondo il rapporto annuale dell’Università Cattolica (Osservasalute 2019, pag.
410), il Molise era la regione con il personale del servizio sanitario pubblico
più anziano: il 30% con età di 60 anni ed oltre; il 48% con età tra 50 e 59
anni; il 20% tra 40 e 49 anni; il 2% tra 30 e 39 anni. A distanza di tre anni
la situazione non è certo migliorata, stante la permanenza del blocco delle
assunzioni. L’effetto combinato della riduzione numerica e dell’invecchiamento
ha determinato conseguenze particolarmente dirompenti sul personale medico. La
professione medica è strettamente collegata all’esperienza sul campo, che si
forma nell’arco di decenni. Alle spalle dei medici dell’ASReM con 30 e più anni
di attività e prossimi alla pensione scarseggiano le seconde linee, cioè quei
medici più giovani, ma pur sempre attivi da almeno 20 anni, all’apice del loro
sviluppo professionale, che possono adeguatamente sostituire i colleghi che
vanno in quiescenza. Il SSR del Molise dovrebbe reclutare, più che medici alle
prime esperienze, dei professionisti già formati, che possano offrire da subito
prestazioni di eccellenza (non “essenziali”), eccellenza che la sanità pubblica
molisana è andata perdendo nel tempo. Sintomatico è un altro primato negativo
del SSR del Molise, l’indice di fuga, cioè la percentuale dei molisani che si
rivolgono fuori regione per i servizi ospedalieri e la specialistica, che è del
29%, contro la media nazionale del 9%. C’è chi sostiene erroneamente che
l’indice di fuga sia compensato dall’indice di attrazione, cioè dalla
percentuale dei non residenti che vengono in Molise per ricoveri e
specialistica, che è del 31%. I due indici non si compensano per due ragioni:
1°) i fruitori dei servizi sanitari appartengono a due gruppi diversi (molisani
e non molisani); 2°) gli erogatori dei servizi ai non molisani sono al 93%
strutture private accreditate, il cui fatturato proviene al 63% dai fuori
regione (Neuromed arriva addirittura al 78%).
Il reclutamento del personale, specialmente
di medici di grande esperienza e capacità, è strettamente collegato alle possibilità
di ricostruzione del SSR. Non è un caso se molti bandi regionali sono andati
deserti e se alcuni vincitori hanno poi preferito accettare le proposte di
altri ospedali. Quali prospettive di crescita professionale offre l’ASReM,
quando ogni giorno bisogna “inventarsi” come andare avanti, assumendo anche dei
rischi, e sobbarcandosi di “prestazioni aggiuntive” (straordinari), per tappare
i buchi di organico? Nell’ASReM è poi diffusa la prassi deleteria di affidare
reparti a dei facenti funzione di primario, senza indire i relativi concorsi,
con la conseguenza di demotivare i facenti funzione e di indebolirne il peso
organizzativo (il facente funzione può essere rimosso dall’incarico in
qualsiasi momento senza giustificazione). Tristissima e preoccupante è la
recente vicenda che ha coinvolto il dottor Gianni Serafini, primario di
otorinolarigoiatria al San Timoteo di Termoli, nominato a fine marzo direttore
sanitario dell’ospedale, che dopo appena due mesi ha rassegnato le dimissioni,
con una lettera pacata, dove però non può fare a meno di constatare che «ogni soluzione proposta o viene ignorata o
contestata».
Per il SSR del Molise al momento non si vede nessuna luce in fondo al tunnel. Molto dipenderà dal Programma operativo 2022-2024, che dovrà essere presentato dalla nuova struttura commissariale, e dalla volontà del Governo di emanare anche per il Molise una legge analoga al Decreto Calabria (DL 150/2020), che fornisca ad una struttura commissariale governativa il potere di nominare e di revocare i direttori generale, sanitario ed amministrativo dell’ASReM. Il “Decreto Molise” - per la ricostruzione del SSR e non solo per il rientro del disavanzo – è indispensabile perché l’aspetto dirimente è la ridefinizione del sistema decisionale. I governi regionali che si sono succeduti hanno mostrato tutti il medesimo approccio verso il SSR: “occupare i posti di comando”; perché il SSR gestisce 620-630 milioni all’anno, che rappresentano il 10% del PIL regionale ed i tre quarti del bilancio regionale. Il requisito principe del dirigente del SSR è la “fedeltà” (al referente politico), poco importa se difetta la competenza. Il circolo vizioso del potere che chiama il potere non può essere spezzato in tempi brevi dalle sole forze politiche regionali, in gran parte coinvolte personalmente e comunque cresciute in questa temperie culturale. Non che le forze politiche nazionali siano un modello di rettitudine e di pura abnegazione civica, ma hanno di sicuro meno interessi diretti e personali, di quanti ne abbiano molti politici locali. Per questo il “Decreto Molise” è un pezzo decisivo della ricostruzione del SSR, insieme ad una accresciuta trasparenza dei processi e ad una forte vigilanza dei molisani, molti dei quali purtroppo considerano se stessi come sudditi e non come cittadini, detentori della sovranità politica.
