martedì 22 giugno 2021

Il SSR del Molise deve essere ricostruito dalle fondamenta non rattoppato

 


Tre giorni fa su un quotidiano regionale è apparso un articolo di commento alle dichiarazioni sulla sanità molisana, rilasciate dal presidente della Regione ad una tv locale. L’articolista trattiene a mala pena l’esultanza già nel titolo: «Toma: “Il Molise verso l’azzeramento del debito sanitario. In arrivo dal Governo 103 milioni di euro”.» L’articolo informa altresì che sono in arrivo da Roma altri 40 milioni per coprire il debito (presunto) con l’INPS e che è in corso un bando per dieci assunzioni. Il pezzo si conclude con il seguente auspicio: «Dopo 14 anni di piano di rientro e 12 di commissariamento, la Regione progressivamente comincerà ad avere in prima persona il controllo del sistema sanitario.»

Parto dai 40 milioni di presunto debito del SSR verso l’INPS. Con il terremoto del 2002 si dispose la sospensione del pagamento dei contributi previdenziali di quelle che all’epoca erano le tre ASL del Molise. Tali contributi sono rimasti “sospesi” e l’INPS giustamente li rivendica. Ma da chi? Il debitore è la Regione Molise, non l’ASReM; infatti, con la legge regionale n. 9 del 1° aprile 2005, è stata costituita l’ASReM come soggetto giuridico autonomo dalle precedenti ASL, che sono state contestualmente sciolte, ponendo i relativi rapporti giuridici debitori e creditori in capo alla Regione. Si aggiunga che la legge regionale (di bilancio) n. 11 del 28 novembre 2016 ha previsto un apposito capitolo di spesa di 47.175.535,98 euro, a copertura del debito residuo verso l’INPS. Questi 47,2 milioni, benché previsti nella citata legge regionale, non sono stati pagati, così ad essi si sono aggiunti altri 39.611.667,13 euro per sanzioni ed interessi. La complessiva somma di 86.787.203,11 euro è pertanto in capo alla Regione (ordinanza della Corte di Cassazione n. 17631 del 1° luglio 2019).

E allora che c’entra l’ASReM? È successo che l’INPS ha erroneamente notificato i 39,6 milioni per sanzioni e interessi all’ASReM. Si tratta di un evidente errore formale, dato che sanzioni ed interessi non possono che gravare sul debitore inadempiente. Nella stesura del bilancio consuntivo 2019 del SSR, il direttore generale dell’ASReM, dottor Oreste Florenzano, ha preteso di inserire tra gli accantonamenti per rischi i citati 39,6 milioni, contro l’espresso parere della struttura commissariale, del Tavolo tecnico e del revisore contabile (KPMG Advisory spa e Università Commerciale Luigi Bocconi). Non contento di ciò, Florenzano ha aumentato tutti gli accantonamenti per rischi, che nel 2019 sono schizzati a 80,1 milioni, contro 23,4 milioni del 2018, incrementando di 56,7 milioni. Aggiungiamo che nel 2018 il saldo tra proventi ed oneri straordinari è stato positivo per 18,9 milioni, mentre nel 2019 risulta negativo per 8,4 milioni, generando una variazione negativa di 27,2 milioni. Si deve constatare che la differenza tra la perdita di esercizio nel 2019 di 117,1 milioni, e la perdita nel 2018 di 16 milioni, dipende per 83,9 milioni dagli accantonamenti per rischi e dal saldo di proventi ed oneri straordinari. Florenzano è un amministratore iperprudente? Mi limito a constatare che tale (ipotetica) prudenza è funzionale alla tesi che, “conti alla mano”, il primo anno di gestione del commissario forestiero, dottor Angelo Giustini, ha generato un disastro economico.

Quanto ai 103 milioni per soddisfare i creditori dell’ASReM, tali risorse sono benvenute e tuttavia coprono solo un terzo del debito ASReM, che nel 2019 risulta di 312,5 milioni, di cui 170,6 milioni verso fornitori. Il SSR del Molise necessita di una ricostruzione dalle fondamenta. Non c’è solo l’esigenza di nuove e maggiori risorse finanziarie, ma specialmente quella di ridefinire il sistema decisionale (se preferite l’inglese, la governance), di ridisegnare l’architettura organizzativa e di controllo. Lo smantellamento graduale del SSR ha colpito pesantemente il personale, più di tutti quello medico, e gli investimenti in attrezzature ed impianti biomedicali. Nel 2017, secondo il rapporto annuale dell’Università Cattolica (Osservasalute 2019, pag. 410), il Molise era la regione con il personale del servizio sanitario pubblico più anziano: il 30% con età di 60 anni ed oltre; il 48% con età tra 50 e 59 anni; il 20% tra 40 e 49 anni; il 2% tra 30 e 39 anni. A distanza di tre anni la situazione non è certo migliorata, stante la permanenza del blocco delle assunzioni. L’effetto combinato della riduzione numerica e dell’invecchiamento ha determinato conseguenze particolarmente dirompenti sul personale medico. La professione medica è strettamente collegata all’esperienza sul campo, che si forma nell’arco di decenni. Alle spalle dei medici dell’ASReM con 30 e più anni di attività e prossimi alla pensione scarseggiano le seconde linee, cioè quei medici più giovani, ma pur sempre attivi da almeno 20 anni, all’apice del loro sviluppo professionale, che possono adeguatamente sostituire i colleghi che vanno in quiescenza. Il SSR del Molise dovrebbe reclutare, più che medici alle prime esperienze, dei professionisti già formati, che possano offrire da subito prestazioni di eccellenza (non “essenziali”), eccellenza che la sanità pubblica molisana è andata perdendo nel tempo. Sintomatico è un altro primato negativo del SSR del Molise, l’indice di fuga, cioè la percentuale dei molisani che si rivolgono fuori regione per i servizi ospedalieri e la specialistica, che è del 29%, contro la media nazionale del 9%. C’è chi sostiene erroneamente che l’indice di fuga sia compensato dall’indice di attrazione, cioè dalla percentuale dei non residenti che vengono in Molise per ricoveri e specialistica, che è del 31%. I due indici non si compensano per due ragioni: 1°) i fruitori dei servizi sanitari appartengono a due gruppi diversi (molisani e non molisani); 2°) gli erogatori dei servizi ai non molisani sono al 93% strutture private accreditate, il cui fatturato proviene al 63% dai fuori regione (Neuromed arriva addirittura al 78%).

Il reclutamento del personale, specialmente di medici di grande esperienza e capacità, è strettamente collegato alle possibilità di ricostruzione del SSR. Non è un caso se molti bandi regionali sono andati deserti e se alcuni vincitori hanno poi preferito accettare le proposte di altri ospedali. Quali prospettive di crescita professionale offre l’ASReM, quando ogni giorno bisogna “inventarsi” come andare avanti, assumendo anche dei rischi, e sobbarcandosi di “prestazioni aggiuntive” (straordinari), per tappare i buchi di organico? Nell’ASReM è poi diffusa la prassi deleteria di affidare reparti a dei facenti funzione di primario, senza indire i relativi concorsi, con la conseguenza di demotivare i facenti funzione e di indebolirne il peso organizzativo (il facente funzione può essere rimosso dall’incarico in qualsiasi momento senza giustificazione). Tristissima e preoccupante è la recente vicenda che ha coinvolto il dottor Gianni Serafini, primario di otorinolarigoiatria al San Timoteo di Termoli, nominato a fine marzo direttore sanitario dell’ospedale, che dopo appena due mesi ha rassegnato le dimissioni, con una lettera pacata, dove però non può fare a meno di constatare che «ogni soluzione proposta o viene ignorata o contestata».

Per il SSR del Molise al momento non si vede nessuna luce in fondo al tunnel. Molto dipenderà dal Programma operativo 2022-2024, che dovrà essere presentato dalla nuova struttura commissariale, e dalla volontà del Governo di emanare anche per il Molise una legge analoga al Decreto Calabria (DL 150/2020), che fornisca ad una struttura commissariale governativa il potere di nominare e di revocare i direttori generale, sanitario ed amministrativo dell’ASReM. Il “Decreto Molise” - per la ricostruzione del SSR e non solo per il rientro del disavanzo – è indispensabile perché l’aspetto dirimente è la ridefinizione del sistema decisionale. I governi regionali che si sono succeduti hanno mostrato tutti il medesimo approccio verso il SSR: “occupare i posti di comando”; perché il SSR gestisce 620-630 milioni all’anno, che rappresentano il 10% del PIL regionale ed i tre quarti del bilancio regionale. Il requisito principe del dirigente del SSR è la “fedeltà” (al referente politico), poco importa se difetta la competenza. Il circolo vizioso del potere che chiama il potere non può essere spezzato in tempi brevi dalle sole forze politiche regionali, in gran parte coinvolte personalmente e comunque cresciute in questa temperie culturale. Non che le forze politiche nazionali siano un modello di rettitudine e di pura abnegazione civica, ma hanno di sicuro meno interessi diretti e personali, di quanti ne abbiano molti politici locali. Per questo il “Decreto Molise” è un pezzo decisivo della ricostruzione del SSR, insieme ad una accresciuta trasparenza dei processi e ad una forte vigilanza dei molisani, molti dei quali purtroppo considerano se stessi come sudditi e non come cittadini, detentori della sovranità politica.

giovedì 17 giugno 2021

A Termoli asili nido e scuola dell’infanzia comunali offronsi

I servizi educativi ed ausiliari dei tre asili nido e della scuola dell’infanzia del Comune di Termoli, gestiti direttamente dal Comune fino all’anno educativo 2012-2013, sono stati appaltati la prima volta dall’amministrazione Di Brino, con un contratto triennale ripetibile per uno, aggiudicato al Consorzio Quarantacinque di Reggio Emilia, che ha designato come soggetto esecutore la cooperativa consorziata Sirio, con sede legale a Campobasso e sede amministrativa a Termoli. Nel 2016 l’amministrazione Sbrocca ha ripetuto la gara, per un importo annuale a base d’asta di 790.000 euro (iva 5% esclusa), sempre per tre anni educativi, a partire da quello 2017-2018, più l’eventuale rinnovo per un anno. Anche stavolta, con un ribasso d’asta appena dell’1,11%, è risultato vincitore il Consorzio Quarantacinque, che ha delegato Sirio.

Ora è l’amministrazione Roberti a seguire le orme delle due precedenti, con un bando di gara avviato il 1° giugno e termine di presentazione delle offerte entro le ore 12 del 12 luglio, per il solo anno educativo 2021-2022, prorogabile per un altro anno, con un importo annuo a base d’asta di 1.055.000 euro, che - aggiungendo l’iva al 5% - sale ad 1.107.750 euro. Decisamente una bella somma, se si considera che i locali, le attrezzature e gli arredi sono concessi in comodato d’uso gratuito dal Comune, il quale si fa carico anche dei costi delle utenze (elettricità, gas, acqua), della manutenzione straordinaria ed ordinaria, esclusa la piccola manutenzione, del «coordinamento pedagogico ed organizzativo delle strutture», della raccolta e gestione delle domande di accesso e della riscossione delle rette. I costi annui del personale educativo ed ausiliario sono stimati dal Comune in 941.601 euro. A meno del ribasso, il compenso annuo dell’appaltatore ammonterebbe a 113.399 euro. Per fare cosa? Per un’attività amministrativa consistente principalmente nell’emissione delle fatture?

Non che si vogliano lesinare le spese per gli asili e la scuola dell’infanzia. Tutt’altro. Viene da pensare che i circa 150.000 euro spesi per remunerare l’appaltatore e pagare l’iva potrebbero essere meglio impiegati incrementando i modesti stipendi che percepiscono le maestre e le ausiliarie. Stando ai numeri forniti dal Comune, le 40 maestre e le 19 ausiliarie costano in media 15.959 euro a testa all’anno: una cifra irrisoria, ancora più bassa una volta tolti i contributi e le imposte. La retribuzione media è bassa non solo per la modestia delle paghe tabellari dei contratti collettivi di lavoro (che sono addirittura cinque), ma specialmente per l’uso smodato dei contratti a tempo parziale. Le ausiliarie sono tutte a 15 ore settimanali, mentre l’orario pieno – a seconda dei contratti – è di 37-38 ore settimanali. Le 32 maestre d’asilo sono a 20 ore settimanali e non a 35-37 ore, tranne tre coordinatrici che sono a 25 ore. Solo le 8 maestre della scuola dell’infanzia, con 30 ore a settimana, raggiungono quasi il tempo pieno, che è di 31-34 ore. Il “mezzo lavoro” semplifica la gestione dell’appaltatore e può soddisfare un’esigenza di alcune dipendenti, ma non può diventare una prassi per tutte o quasi le lavoratrici, che ne vengono demotivate e penalizzate professionalmente, con ricadute negative sull’accudimento dei bambini.

Nella vicenda dei servizi relativi agli asili nido ed alla scuola dell’infanzia dati in appalto dal Comune c’è anche da chiarire il rapporto tra il Consorzio Quarantacinque di Reggio Emilia e la cooperativa Sirio di Termoli, che in passato è stata delegata alla gestione in quanto consorziata con l’aggiudicatario dell’appalto. Nel sito del Consorzio Quarantacinque tra le cooperative consorziate ne compare una denominata Sirio, ma ha la sede a Parma e non ha niente a che vedere con la Sirio di Termoli (le partite iva sono diverse). Logicamente si dovrebbe concludere che la cooperativa Sirio di Termoli è uscita dal Consorzio Quarantacinque e che da quel momento ha perso i requisiti per proseguire la gestione dell’appalto. L’assessore al sociale ed il dirigente del Settore VII ne sanno qualcosa? Stiamo a vedere se alla gara in corso parteciperà direttamente Sirio, oppure se continuerà a fare velo il Consorzio Quarantacinque.