venerdì 9 aprile 2021

Montenero South Beach: se non è uno scherzo è una follia

Leggendo Presentazione e Progetto “South Beach”, viene il dubbio che il signor George Cohen, che lo propone, sia un buontempone che sta tirando uno scherzo madornale al Comune di Montenero ed alla Regione Molise.

La proposta riguarda un intervento immobiliare sull’area di 160 ettari, compresa tra il fiume Trigno, il torrente Mergolo, il nastro dell’autostrada ed il mare. L’area è tagliata longitudinalmente dalla statale 16. Le superfici dalla statale al mare sono totalmente vincolate, non solo dal demanio marittimo, ma anche come zone di particolare interesse ambientale (decreto-legge 312/1985, convertito dalla legge 431/1985) e come sito di interesse comunitario (SIC). Sul lato a monte della statale c’è un ulteriore vincolo, relativo al tracciato del tratturo L’Aquila-Foggia. Tutta l’area di intervento è particolarmente delicata dal punto di vista idrogeologico. Essa è soggetta ad allagamenti, nonostante l’azione dell’idrovora che vi è stata collocata; ha la falda freatica ad appena uno o due metri di profondità; è composta da conglomerati di calcare, argilla e pietrisco, di scarsa compattezza.

In quest’area il signor Cohen, imprenditore (di che?) canadese, ha proposto un investimento di tre miliardi di euro, che gli verrebbero messi a disposizione da non meglio individuati investitori cinesi, per realizzare un complesso edilizio residenziale-turistico di dimensioni mostruose. Si parla di 3,8 milioni di metri cubi fuori terra (più altri 0,6 milioni di mc interrati), di cui ad uso residenziale 3,5 milioni di metri cubi e 1,1 milioni di metri quadri. Secondo il valore standard di un abitante ogni 25 metri quadri residenziali (DM 1444/1968, art. 3), gli edifici residenziali sono dimensionati per 45.000 abitanti, ai quali vanno aggiunti un migliaio di clienti potenziali degli alberghi, che si sviluppano su 25.600 metri quadri complessivi, nonché i visitatori che intendono accedere ai ristoranti (28.464 mq), al centro polifunzionale (30.000 mq), dove saranno ubicati anche «centri medici d’eccellenza con particolare propensione al benessere ed all’estetica», ed infine ad un campo da golf. Lungo la costa trovano posto 18 stabilimenti balneari, per una superficie complessiva di 84.000 metri quadri.

Come verrebbero realizzati gli edifici residenziali? 11 ville fronte mare; 6 ville in “seconda fila”; 25 palazzi da 8 piani; 22 palazzi da 10 piani; 25 palazzi da 12 piani; 16 torri da 15 piani; 23 torri da 20 piani; 16 torri da 25 piani. Le torri si sviluppano anche sottoterra per due piani. Le torri di 25 piani raggiungono l’altezza di 80 metri fuori terra. Viene il capogiro solo a leggerli questi numeri. Molte residenze saranno raggiungibili in barca, perché verranno creati dei canali navigabili per imbarcazioni fino a 15 metri e con un pescaggio fino a 2 metri, ormeggiabili sotto casa.

Pur avendo fiducia nelle possibilità tecniche dell’ingegneria moderna, credo che gli ideatori delle opere abbiano sottovalutato le difficoltà edificatorie in un terreno a bassa compattezza e intriso d’acqua come quello dove si vuole situare l’intervento. Le fondamenta vanno realizzate con palificazioni molto profonde e gli edifici devono essere resi perfettamente stagni dalle risalite idriche dal sottosuolo. Particolare attenzione va posta anche al rischio sismico. Secondo la definizione UNESCO, il rischio sismico è la risultante di tre componenti: la pericolosità sismica, cioè la probabilità che in un dato tempo si verifichino eventi con una magnitudo superiore ad un valore dato; la vulnerabilità, ovvero come risponderebbero le costruzioni alle sollecitazioni del terremoto; l’esposizione, che misura le persone ed i beni concentrati nell’area. Il territorio del Comune di Montenero si trova in un’area a bassa pericolosità sismica, ma ciò non basta per stare tranquilli, perché l’area specifica di cui parliamo è ad altissima vulnerabilità sismica: un terreno lento come quello dove si vuole insediare il complesso immobiliare in caso di terremoto trema come un budino e quindi anche eventi di magnitudo relativamente modesta (intorno ai 4 gradi Richter) possono generare crolli, specialmente se parliamo di edifici alti 80 metri. Anche l’esposizione è elevata, perché nel sito si concentrano fino a 50.000 persone.

Non finisce qui. Il progetto prevede lo spostamento della statale 16, che altrimenti taglierebbe centralmente l’insediamento, riposizionandola verso l’interno, tra l’ultima e la penultima fila delle torri. All’inizio ed alla fine della variante sono previste due rotatorie per smaltire il traffico da e per l’insediamento. Come si fa ad ipotizzare che due rotatorie poste a 3 km l’una dall’altra possano bastare a gestire i flussi veicolari in entrata ed in uscita di un insediamento dove dovrebbero concentrarsi 50.000 persone? Inevitabilmente si creerebbero rallentamenti e code.

C’è da considerare anche la depurazione dei reflui urbani. Il progetto prevede la costruzione di un depuratore al costo di 2,2 milioni, iva inclusa. Considerato che il costo per abitante, iva inclusa, di un depuratore è intorno agli 80 euro, dovremmo concludere che l’impianto previsto è sottodimensionato, in quanto coprirebbe 27-28 mila abitanti soltanto.

Nel progetto neanche si dice dove si ricaverebbero le aree per i cosiddetti standard urbanistici – previsti sia dal DM 1444/1968, art. 3, che dalla legge 1150/1942, art. 41sexies – che nel nostro caso ammonterebbero a circa 120 ettari.

A questo punto dovrei sviluppare le argomentazioni a difesa dell’ambiente, dell’integrità floro-faunistica, del paesaggio in generale e della vista aperta verso l’insondabile e mobile orizzonte marino, che verrebbe cancellato da cortine di cemento alte fino ad 80 metri. Dovrei, ma non ci riesco, perché, cara lettrice o caro lettore, se dopo avere letto quello che hai letto non ti sei indignata/o abbastanza, non credo di avere la necessaria eloquenza per convincerti che deturpare l’ambiente è una follia, il cui prezzo pagheremo noi stessi e molte generazioni a venire.

Un’ultima desolata considerazione sulla Giunta comunale di Montenero e su quella regionale. La prima ha promosso entusiasticamente il “South Beach”, chiedendo alla Giunta regionale di avviare il procedimento per un accordo di programma, e questa ha preso sul serio una tale proposta, istituendo il “tavolo tecnico”, con la delibera n. 67 del 29 marzo 2021. Per costoro il territorio è solo una cosa di per sé priva di valore, sulla quale ogni intervento è lecito. Costoro non meritano di gestire la cosa pubblica, eppure ne hanno il diritto, fino a quando i cittadini di Montenero ed i Molisani tutti non si renderanno conto che devono smettere di votarli.

sabato 3 aprile 2021

Poteri e doveri vecchi e nuovi dei commissari alla sanità del Molise

Il decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri di nomina della nuova struttura commissariale del sistema sanitario del Molise contiene alcune innovazioni di un certo rilievo, rispetto al decreto di nomina della precedente struttura commissariale.

Vediamo in sintesi cosa è rimasto uguale.

Il Commissario ad acta, con l’ausilio del Vicecommissario, deve: (a) attuare il programma operativo del triennio in corso e predisporre ed adottare quello del triennio successivo; (b) controllare la correttezza contabile e gestionale non solo dell’ASReM, ma anche della Gestione sanitaria accentrata (GSA) presso la Regione, che gestisce i rapporti con Neuromed e Gemelli Molise; (c) programmare gli investimenti; (d) vigilare sull’appropriatezza delle prestazioni sanitarie; (e) intervenire per ricondurre i tempi di pagamento dei fornitori in quelli di legge; (f) verificare che la Regione trasferisca all’ASReM le maggiorazioni di imposta per il risanamento dei conti; (g) verificare che la Regione non adotti, anche in via legislativa, provvedimenti in contrasto con il rientro dal disavanzo sanitario.

Oltre agli indicati doveri di indirizzo e controllo, il Commissario ad acta ha il potere di firma sugli accreditamenti dei privati, sui contratti con i privati accreditati e sui contratti interregionali relativi alla mobilità passiva (molisani che si curano in altre regioni).

C’è infine l’impegno di portare a compimento il Percorso attuativo della certificabilità (PAC), cioè l’adozione di schemi contabili comuni e verificabili per tutte le ASL e per tutte le GSA in Italia, introdotti dal Decreto del Ministero della salute del 1° marzo 2013.

E veniamo alle novità.

Il punto più rilevante del nuovo decreto è il xviii, dove si dice che il Commissario ad acta definisce e assegna gli «obiettivi del Direttore generale dell’ASReM in coerenza con il Piano di rientro». In tal modo viene affermata la dipendenza gerarchica del DG ASReM dal Commissario ad acta, affermazione non pleonastica, in quanto il DG ASReM riferisce normalmente al Presidente della Regione, che lo nomina. Tale trasferimento della dipendenza gerarchica va letto insieme all’art. 2, comma 81-bis, della legge 191/2009, che dà al Commissario ad acta la facoltà di proporre al Presidente della Regione la rimozione del DG dell’azienda sanitaria qualora «riscontri il mancato raggiungimento degli obiettivi del piano di rientro». Certo siamo lontanissimi dai poteri previsti dal primo e dal secondo Decreto Calabria (rispettivamente DL 15/2019 e DL 150/2020), dove il Commissario può disporre, non solo proporre, la motivata rimozione del DG e sostituirlo con un Commissario straordinario, nominato d’intesa con la Regione o, in difetto, dal Ministro della salute; tuttavia, con la precisazione al punto xviii si rafforza la capacità del Commissario ad acta di agire sulla struttura operativa del servizio sanitario regionale.

Altro nuovo punto significativo è il xx, dove si insiste sulla «predisposizione di un piano di restituzione delle risorse destinate al SSR e non ancora erogate dal bilancio regionale». Ci si riferisce alle maggiorazioni fiscali IRPEF (+ 0,30) ed IRAP (+ 0,15) che i molisani devono pagare ogni anno, finché il SSR non raggiungerà l’equilibrio di bilancio. Si tratta di poco meno di 20 milioni all’anno, che la Regione dovrebbe girare per intero alla sanità, dopo avere detratto due milioni relativi alla rata annuale dell’anticipazione di cassa, concessa nel 2008 dalla Cassa depositi e prestiti, da ripagare in 30 anni. Nel 2019, per l’anno d’imposta 2018, la Regione ha girato all’ASReM solo 13,6 milioni, trattenendo indebitamente 4,3 milioni. Si tratta di un fenomeno non nuovo, che nel periodo 2015-2018 ha sottratto all’ASReM circa 30 milioni.

Il punto xv invoca la «verifica del fondo rischi del consolidato sanitario regionale». Con questa espressione criptica ci si riferisce all’inserimento nel fondo rischi del conto economico consolidato ASReM e GSA 2019 di 39,6 milioni, che hanno incrementato la perdita da 80 a 120 milioni. Tale accantonamento è stato inserito in bilancio, benché contestato come ingiustificato dal precedente Commissario e dal Tavolo tecnico ministeriale. La vicenda si riferisce alla sospensione nel 2002, a seguito del terremoto, del pagamento di 47,2 milioni di contributi previdenziali, che l’INPS ancora attende di recuperare ed ai quali si sono aggiunti 39,6 milioni per interessi, sanzioni ed oneri di riscossione. L’INPS ha erroneamente richiesto all’ASReM la cifra complessiva di 86,8 milioni, mentre in realtà il debitore è la Regione, in conseguenza della legge regionale 9/2005, di scioglimento delle ASL preesistenti all’ASReM, che all’art. 13 stabilisce che l’ASReM non può essere gravata di nessuno dei rapporti giuridici preesistenti, di cui si fa carico la Regione; inoltre, con la legge regionale 11/2016, la Regione si è impegnata a restituire i 47,2 milioni di contributi sospesi in rate annuali di 3,2 milioni, a partire dal 2017, cosa che non è avvenuta. I redattori del bilancio consolidato 2019 del SSR hanno ritenuto che l’ASReM potrebbe essere tenuta a pagare non i 47,2 milioni del debito iniziale, ma i 39,6 milioni di interessi, sanzioni ed oneri. Ragionamento che non tiene conto della LR 9/2005 ed è affatto bislacco, in quanto non si vede come Tizio possa essere tenuto a pagare interessi, sanzioni ed oneri per un debito di Caio.

Al punto xii si richiama il DLgs 502/1992, art. 8-quinquies, comma 2-quinquies: «In caso di mancata stipula degli accordi di cui al presente articolo, l'accreditamento istituzionale di cui all'articolo 8-quater delle strutture e dei professionisti eroganti prestazioni per conto del Servizio sanitario nazionale interessati è sospeso.» Di per sé tale richiamo è superfluo, ma può segnalare l’intenzione ministeriale di una gestione rigorosa degli accordi con le strutture accreditate, specialmente per quanto concerne l’extrabudget, che è largamente praticato specialmente da Neuromed.

Un’ultima considerazione riguardo agli obiettivi definiti prioritari nel decreto: adottare ed attuare il PO 2019-2021; predisporre, adottare ed attuare il PO 2022-2024. Evidentemente il PO 2019-2021 è già dato per definito, mentre quello 2022-2024 è ancora da predisporre. Su questo è necessario intervenire per ribaltare il paradigma che il risanamento debba essere prioritariamente economico e solo in secondo luogo rispettoso dei LEA (livelli essenziali di assistenza). Al primo posto occorre mettere la ricostruzione del SSR del Molise, al fine di erogare livelli ottimali di assistenza, ed al secondo posto il ripianamento del disavanzo, che può realizzarsi stabilmente solo come conseguenza della ricostruzione del SSR, non viceversa.