Il
tracciato termolese della Ciclovia adriatica è stato parzialmente realizzato
dallo svincolo al confine con Petacciato alla Torretta, tra il rilevato della
ferrovia e la ex SS 16, ora Via Vespucci, con un costo consuntivo di 4.605.207
euro, di cui 3.478.562 euro per i lavori. Resta da realizzare la parte più
lunga, fino a Campomarino, appaltata di recente, del costo stimato di
24.075.606 euro, di cui per lavori 17.206.229 euro; da ultimare entro
30/06/2026, pena la perdita dei finanziamenti. Il progetto definitivo riguarda
6,709 km, di cui sarebbero da realizzare ex
novo solo 3,690 km, da adeguare 0,630 km, mentre sarebbero già esistenti 2,389
km. Il condizionale è d’obbligo, perché in realtà il progetto presenta numerosi
aspetti carenti o problematici.
Secondo il
progetto, dalla Torretta la ciclovia prosegue sul lungomare ed anzi è data per
già realizzata fino al Panfilo e bisognosa solo di sistemazione della
segnaletica. In effetti, con il rifacimento del lungomare, a suo tempo è stata
predisposta una pista ciclabile al livello del marciapiede, che va dalla
Torretta alla rotatoria dove si incrociano le vie Magellano e Colombo, che
presenta tuttavia due criticità: I) è larga 2 metri, mentre le specifiche della
Ciclovia adriatica prevedono che la pista sia larga 3 metri, divisa in due
corsie di 1,5 metri per i due sensi; II) manca un cordolo che separi la pista
dal marciapiede (salvo prevedere varchi per l’attraversamento dei pedoni), per
cui i pedoni finiscono per utilizzare la pista come parte del marciapiede, con
i rischi che ne conseguono per l’incolumità di ciclisti e pedoni. Nel progetto
definitivo la prima criticità è risolta ammettendo, in deroga alle specifiche,
tratti eccezionali larghi 2 metri. Dopo la rotatoria Magellano-Colombo non solo
non esiste alcuna pista, ma non può essere neanche realizzata, perché il
marciapiede è di dimensioni modeste, specialmente di fronte al Panfilo, dove
esso si riduce ad un solo metro.
Il progetto
denomina come tratto n. 23 quello da dopo il Panfilo fino a Piè di Castello. In
questo tratto c’è poco spazio sia per i marciapiedi che per la sede stradale;
pertanto, non verrà realizzata alcuna pista ciclabile, ma si prevede un uso
promiscuo (auto e bici) della sede stradale, dalla quale saranno comunque eliminati
i circa 15 parcheggi esistenti. Ancora peggio, in pochi metri la strada si
eleva di circa 5 metri, comportando una pendenza (prima in salita e poi in
discesa) ben oltre il 5% massimo consentito nelle specifiche.
Da Piè di
Castello il tracciato segue le mura del Paese Vecchio, entra nell’area portuale
all’altezza del depuratore e prosegue fino alla rotatoria del porto turistico.
Questo segmento è tutto da costruire ed inoltre presenta notevoli interferenze
con la circolazione nell’area portuale.
Dal porto
turistico al parcheggio antistante l’Hotel Giorgione si snoda una esistente strada
pedonale, data già per ciclo-pedonale, che invece va predisposta, quantomeno
nel fondo della pista ciclabile ed anche allargata, se si vuole rispettare la
larghezza standard di 3 metri. Altra difficoltà, il percorso dal Club della Vela
al parcheggio è in forte pendenza.
Il
successivo tratto, contraddistinto dal n. 32, è stato appena ultimato e
costeggia il parcheggio fino all’esistente percorso pedonale, poggiato sulla
spiaggia, da cui si accede agli stabilimenti balneari. Anche in questo caso
(tratto n. 33) la ciclabile è data per esistente, mentre deve essere
realizzata, separando la sede pedonale da quella ciclabile e gestendo le
interferenze con gli accessi agli stabilimenti balneari.
Per il
successivo tratto n. 34 si prevede di utilizzare un’esistente passerella
pedonale in legno, sopraelevata sulla spiaggia, larga 3 metri, che da pedonale
verrebbe convertita in ciclabile. Per consentire l’accesso pubblico alla
spiaggia, si dovranno realizzare dei varchi (ora inesistenti) larghi 2,5 metri,
prima e dopo i quali il piano della ciclovia avrà la pendenza del 5%.
Su
richiesta del Comune di Termoli, la ciclovia dovrebbe proseguire su un’analoga
passerella in legno sopraelevata nel tratto n. 35, ed in parte dei tratti nn.
36 e 37. Già nella parte finale del tratto n. 35 la spiaggia si restringe
notevolmente, per scomparire del tutto nel tratto n. 36; il tratto n. 37
prosegue in una caletta in gran parte con poco arenile (fig. 1).
Fig. 1 – Tratti nn. 36 e 37
I tratti
successivi dovrebbero seguire le vie Rio Mare, del Cavaliere d’Italia e del Germano
Reale, per congiungersi a Via Rio Vivo, da seguire poi fino al confine con
Campomarino. È evidente
che il tratto n. 36, del tutto esposto all’erosione marina ed alle mareggiate,
necessiterà di manutenzione continua e di periodici rifacimenti. È altrettanto evidente che invece,
alla fine del tratto n. 35, la ciclovia dovrebbe deviare verso Via Rio Vivo, utilizzando
tra l’altro una strada già esistente, e da lì proseguire. Si vede che agli
urbanisti del Comune di Termoli l’evidenza non basta.
Come ho illustrato, il tracciato dal tratto n. 23 al n. 40 è infarcito di criticità di ogni tipo. A mio parere, dalla foce del Sinarca a Contrada Marinelle andava studiato un tracciato interno – benché non semplice da individuare, dovendo evitare pendenze eccessive e superare un paio di valloni – per realizzare una ciclabile funzionale ed agevole, secondo gli standard della Ciclovia adriatica. Purtroppo il tempo stringe e l’opera verrà dichiarata ultimata fra un anno, anche se in gran parte inadeguata o “virtuale”. Un’occasione perduta per Termoli.